La presenza del sushi nel carrello della spesa degli italiani continua ad aumentare: nei dodici mesi fino a ottobre 2025 sono state vendute oltre 20,4 milioni di confezioni di sushi nei supermercati, ipermercati e discount italiani, con un incremento del 2,5 per cento rispetto all’anno precedente, secondo i dati raccolti da Niq. Il giro d’affari resta sostanzialmente stabile sui 167,8 milioni di euro nonostante la crescita in volume, a causa del calo del prezzo medio per chilogrammo e delle promozioni più frequenti sui prodotti pronti. E’ un’indagine e di Niq (NielsenIQ), l’istituto di rilevazione e analisi dei consumi che monitora il largo consumo in Italia e i relativi trend di mercato.
L’Umbria, pur seguendo in parte questa tendenza nazionale, presenta un quadro dei consumi più moderato. Nel 2023 la spesa generale pro capite delle famiglie umbre si è attestata a circa 20.245,6 euro annui, inferiore del 13,5 per cento rispetto alla media nazionale e ancora sotto i livelli pre‑crisi, come evidenziato da più analisi sul consumo regionale. Questa dinamica riflette limiti strutturali del potere di acquisto in regione che influenzano anche i consumi “voluttuari” come quelli legati a piatti etnici e pronti da consumare fuori casa.
Nonostante ciò, anche in Umbria il sushi è entrato a far parte della scena gastronomica locale. Sul territorio regionale operano diversi ristoranti e locali specializzati, con decine di realtà nelle quali è possibile consumare cucina giapponese, da quella tradizionale a quella moderna e sushi.
Il rapporto di Umbria24 sui cambiamenti delle abitudini alimentari conferma come negli ultimi anni i sapori esotici – dal sushi a ingredienti come zenzero, curry, latte di cocco e avocado – stiano diventando sempre più familiari anche sulle tavole umbre, sia nei ristoranti sia a casa.
Il bilancio complessivo in Umbria è quindi quello di una regione in cui il sushi è presente, apprezzato da una parte della popolazione e consolidato in alcuni segmenti di ristorazione, pur rimanendo un fenomeno meno marcato rispetto alle regioni con maggiore potere d’acquisto e densità demografica.
Il consumo di sushi nei canali della grande distribuzione italiana continua a crescere registrando un incremento significativo sia in termini di quantità che di varietà dell’offerta. In Umbria come nel resto d’Italia, sempre più spesso vengono allestiti angoli di sushi all’interno dei supermercati, sia conespositori refrigerati che con veri banchi, che offrono il servizio del fresco lavorato al momento. Nei dodici mesi fino a ottobre 2025, in Italia, sono state vendute oltre 20,4 milioni di confezioni tra supermercati, ipermercati, libero servizio e discount, registrando un aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente, secondo i dati raccolti da Niq. Nonostante la crescita in volume, il giro d’affari è rimasto sostanzialmente stabile sui 167,8 milioni di euro, a causa della diminuzione del prezzo medio per chilogrammo e della maggiore frequenza di promozioni sui prodotti pronti.
Tra i canali, i discount registrano le performance migliori: le vendite in volume sono cresciute del 14,3% e del 9,6% a valore, grazie a una strategia che punta su gamma limitata e prodotti a forte rotazione, come sottolinea Paolo Jaros di Aldi Italia. Per contenere i costi, molti consumatori ricorrono anche al fai-da-te, utilizzando ingredienti pronti come bocconcini di salmone e dadini di avocado.
La convenienza resta dunque il principale motore della crescita, confermando che, nonostante il prezzo medio elevato (30,40 euro/Kg), il sushi continua a conquistare un numero crescente di consumatori italiani.
