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mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 15:27

Ex Merloni, ufficiale il licenziamento di 485 lavoratori: «È la fine di un’illusione»

Domenica si è concluso il periodo di cassa integrazione straordinaria. Da lunedì le domande per poter beneficiare della Naspi

Il cancello dello stabilimento (foto U24)

Da oggi partono ufficialmente le domande per poter beneficiare della Naspi, due anni complessivi, per i 485 lavoratori della Indelfab, la ex JP Industries che a sua volta aveva rilevato il comparto del ‘bianco’ della Antonio Merloni-Ardo dichiarata fallita. Il bando per l’eventuale vendita del complesso industriale non ha dato gli esiti sperati e da domenica, come da programma, è terminata la cassa integrazione per cessazione. Ammortizzatori sociali che hanno salvaguardato, nel limite del possibile, il reddito dei 485 lavoratori fra Marche e Umbria: 245 nello stabilimento di Santa Maria a Fabriano (Ancona) e 240 in quello umbro di Gaifana (Perugia).

VIDEO – VIAGGIO NELLO STABILIMENTO VUOTO DELLA MERLONI

Fiom «Finisce così – commenta amaramente Pierapolo Pullini, responsabile Fiom del distretto economico fabrianese – un pezzo di storia dell’industria italiana, e scompare definitivamente un comparto del distretto del bianco che aveva reso l’area montana della provincia di Ancona una zona di benessere diffuso, oggi scenario di depressione sociale, abbandono, spopolamento e desertificazione industriale». «Da oggi – conclude – quel sogno non esisterà più e, oltre a cattedrali nel deserto memorie di una storia perduta, restano solamente due anni di disoccupazione, in un territorio troppo spesso incapace di riconvertirsi e rilanciarsi. È la fine dell’illusione».

La Fiom «Un fallimento delle istituzioni – commenta il neo segretario della Fiom Cgil di Perugia Marco Bizzarri – della politica, dell’imprenditoria, non certo dei lavoratori che in questi anni hanno provato in ogni mondo e con ogni sacrificio a mantenere aperta una speranza di futuro per un’azienda storica e fondamentale per il territorio della fascia appenninica, come la ex Antonio Merloni». «È davvero grave che in tutti questi anni e avendo speso ingenti risorse pubbliche sia per gli ammortizzatori che per ipotetici accordi di programma – continua Bizzarri – non si sia riusciti a disegnare un futuro occupazionale e produttivo in questo territorio, dove meno di 20 anni fa quasi 2000 persone vivevano di industria e lavoro. Ma la sconfitta di oggi non può e non deve rappresentare un disimpegno, di certo non lo rappresenta per la Fiom – conclude Bizzarri – Le istituzioni locali, regionali, nazionali devono farsi carico di non abbandonare la fascia appenninica al suo destino di spopolamento e impoverimento, sfidando l’imprenditoria, se c’è, a investire e scommettere su un territorio che ha ampiamente dimostrato in passato di poter essere protagonista di sviluppo e crescita economica».

La storia Si conclude così una storia iniziata nella metà degli anni Ottanta, con l’arrivo della Merloni a Colle di Nocera; stabilimento dove all’inizio degli anni 2000 si tocca un picco di oltre 1.700 lavoratori e più di 6.500 pezzi al giorno. Il declino inizia nel 2005 con la cassa integrazione alla quale, nel corso degli anni, è seguita l’amministrazione straordinaria e un Accordo di programma mai decollato. Nel 2012 invece arriva la JP di Giovanni Porcarelli che, tra Umbria e Marche, riassorbe circa 700 lavoratori. Il progetto però non decolla mai e nel 2019, dopo il passaggio a Indelfab, si apre la procedura di concordato in bianco, respinta a fine 2020. A quel punto si apre la strada verso il fallimento.

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