La conferenza stampa dei sindacati

La data che i lavoratori della ex Merloni hanno cerchiato sul calendario è quella del 26 maggio. Tra due settimane infatti la Corte di cassazione si esprimerà sul ricorso delle banche contro la cessione della ex Merloni all’imprenditore Giovanni Porcarelli e alla sua JP Industries. E le previsioni dei lavoratori, espresse martedì in una conferenza stampa congiunta di Cgil, Cisl e Uil, non sono rosee. Probabilmente infatti i giudici, chiamati ad esprimere la terza sentenza sul caso, visto l’esito dei due primi gradi di giudizio si esprimeranno a favore del pool di banche creditrici e a quel punto «si aprirebbe una fase ulteriormente drammatica».

Accordo in vista Secondo le informazioni in possesso dei sindacati però uno spiraglio c’è. Banche e JP sarebbero infatti in procinto di siglare un accordo che consentirebbe una soluzione condivisa tale da poter dissinnescare gli effetti di un’eventuale sentenza negativa e di «poter riprendere la produzione anche in Umbria e rimettere al lavoro – hanno detto Cgil, Cisl e Uil -, come era nei patti, 700 persone tra Umbria e Marche». Per questo motivo i rappresentanti dei lavoratori chiedono al governo, e in particolare al premier Matteo Renzi, di mettere in campo «una regia forte che fino a oggi è mancata».

LA SENTENZA DI ANNULLAMENTO DELLA VENDITA

La vicenda Nei mesi scorsi il gruppo di banche creditrici si è visto accogliere dal Tribunale prima e dalla Corte di appello di Ancona poi il ricorso fatto contro la vendita della ex Merloni alla JP di Porcarelli. Le sentenze con le quali è stata annullata la cessione hanno stabilito che il prezzo di vendita, fatto dai commissari, era di molto inferiore al reale valore dell’azienda. A quel punto i commissari, insieme al ministero e alla Jp, hanno proposto il ricorso di fronte alla Cassazione che si esprimerà tra due settimane.

Situazione critica In vista del giudizio i sindacati hanno voluto richiamare l’attenzione delle istituzioni e della comunità regionale sulla sempre più critica situazione che investe il territorio della fascia appenninica umbro-marchigiana. Adolfo Pierotti (Fim), Simone Pampanelli (Fiom) e Daniele Brizi (Uilm) hanno poi parlato di un’altra data, quella del 31 dicembre 2015 quando scadrà la cassa integrazione straordinaria che, finora, ha sostenuto i lavoratori della Jp Industries, ma che nel 2016 non potrà essere prorogata se nel frattempo non si saranno create le condizioni per una reale ripartenza dell’attività produttiva. «Siamo arrivati davvero a un punto di non ritorno – hanno detto – ma quello che sentiamo intorno a noi è un silenzio assordante su una vertenza che per dimensioni è tra le più importanti dell’Italia centrale».

LA PROROGA DELL’ACCORDO DI PROGRAMMA

Accordo di programma Sul tavolo infine c’è la questione relativa all’accordo di programma per la fascia appenninica (prolungato per altri due anni due mesi fa): 35 milioni di euro per nuove attività imprenditoriali che, nei fatti, sono rimasti solo sulla carta. «Ci erano state date rassicurazioni dal governo sul fatto che finalmente l’accordo sarebbe stato rimodulato e reso veramente esigibile – hanno osservato ancora gli esponenti di Fim, Fiom e Uilm – ma la conferenza Stato-Regioni che avrebbe dovuto dare il via libera definitivo entro febbraio in realtà non ha ancora affrontato la questione. Un fatto gravissimo».

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