I lavoratori della ex Merloni (foto archivio)

Da oggi niente più assegno di mobilità per un centinaio di dipendenti della ex Antonio Merloni. In queste ore infatti è arrivata la prima scadenza della mobilità per i lavoratori. «Si tratta – commenta in una nota il consigliere regionale del Pd Andrea Smacchi – di lavoratori compresi in una fascia d’età che va dai trenta ai quarantanni e che andranno ora a rimpinguare le fila dei disoccupati. Siamo all’inizio e questa sorte, se non cambieranno le condizioni attuali, toccherà a tutti i 450 dipendenti rimasti nel bacino degli ex Merloni. Un fatto grave, che dimostra le difficoltà del sistema istituzionale e produttivo nel creare alternative valide all’ammortizzatore sociale».

Cassazione Lo sguardo ora va rivolto alla Cassazione, dove si gioca la partita fondamentale per i lavoratori, quella legata alla vendita della Merloni alla JP di Giovanni Porcarelli. In ballo c’è il ricorso del pool di banche contro la vendita alla JP gestita dai commissari. Gli istituti di credito l’hanno spuntata in entrambi i gradi di giudizio e, secondo le indiscrezioni, non ci sono grosse speranze per quanto riguarda il pronunciamento della Cassazione. L’obiettivo, al quale si sta lavorando al ministero per lo Sviluppo economico, è quello di raggiungere un accordo extragiudiziale tra banche, commissari e JP. «Il rischio – dice Smacchi a proposito dell’attesa sentenza della Cassazione – è che l’esito sia negativo e che vengano messe in discussione anche quelle poche certezze date dalla Jp Industries. L’attività per scongiurare questo finale è frenetica e gli incontri al Mise continuano incessanti, con l’impegno di trovare una soluzione ottimale che assicuri un futuro al maggior numero possibile di lavoratori».

La Regione Smacchi si appella a lavoratori, sindacati istituzioni affinché ognuno faccia la propria parte per trovare una soluzione e la Regione, da parte sua, spiega in una nota firmata dal vice presidente Fabio Paparelli che insieme a Ministero e Regione Marche sta andando avanti il lavoro per avviare le «nuove misure finalizzate al sostegno degli investimenti nei 17 comuni umbri ricompresi nell’area di crisi». All’inizio di giugno con un decreto il ministero ha stabilito criteri e procedure per la concessione delle agevolazioni previste dalla legge 181 del 1989, cioè quella pensata per la reindustrializzazione e il rilancio delle aree in crisi. Poi, ad agosto, il Ministero ha dato ulteriori indicazioni tecniche. «Pertanto – tiene a sottolineare Paparelli – la materiale attivazione delle procedure ricade sotto l’esclusiva competenza dell’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’Impresa».

Vie ufficiali nsomma, dice la Regione, tutto è nelle mani di Invitalia pertanto palazzo Donini «invita tutti i soggetti interessati, imprese e lavoratori, a seguire la vie ufficiale nell’interlocuzione con i soggetti istituzionali e della rappresentanza sociale a garanzia dell’affidabilità delle risposte e delle procedure amministrative, nonché per la tutela degli interessi collettivi ed individuali».

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