di D.B.
Chiusura di due stabilimenti su tre e conferma dei 343 esuberi. Durante il primo faccia a faccia tra sindacati e azienda sulla vertenza che riguarda la Jp Industries, lunedì a Fabriano l’imprenditore Giovanni Porcarelli ha confermato quanto emerso negli ultimi giorni sul piano industriale. Il documento, che ha un orizzonte di cinque anni, prevede la creazione di una newco che impiegherà in tutto 250 lavoratori sugli attuali 593, con una produzione concentrata nel solo stabilimento di Santa Maria, a Fabriano. Per gli altri due quindi, compreso quello umbro di Gaifana che dà lavoro a centinaia di persone, non ci sarebbero prospettive anche se il piano prevede il riacquisto di uno dei due nel giro del quinquennio. Gli esuberi, secondo quanto spiegato lunedì, sarebbero gestiti attraverso gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione fino a luglio e poi due anni di Naspi) mentre le 250 assunzioni sono da considerare lungo l’intero arco temporale.
Sindacati preoccupati Lunedì Fiom, Fim e Uilm hanno ribadito tutte le loro preoccupazioni per la reale sostenibilità del piano (quali sono le prospettive per il mercato del bianco nell’arco di un quinquennio?) e per le ricadute occupazionali. Temi di cui si parlerà martedì alle 11.30 nel corso di un’assemblea coi lavoratori che si terrà a Gaifana, mentre giovedì alle 16 ce ne sarà un’altra a Fabriano. Parti sociali e azienda invece torneranno a incontrarsi dopo che il giudice della sezione Fallimentare del Tribunale di Ancona avrà deciso sulla procedura di concordato presentata a luglio dalla Jp di Porcarelli; procedura dalla quale, come sottolineato giorni fa dalla sottosegretaria allo Sviluppo economico Alessia Morani a margine di un incontro al Mise, «dipende tutto l’iter».
Il Ministero L’esponente Pd ha assicurato che il Ministero metterà in campo tutti gli strumenti a disposizione per garantire la continuità aziendale e la difesa dei livelli occupazionali. La sottosegretaria ha parlato anche della possibilità di impiegare i 15 milioni di euro, ancora non spesi, relativi all’area di crisi complessa. Per il momento, di sicuro c’è che dopo oltre 10 anni di crisi le centinaia di dipendenti della ex Antonio Merloni hanno prospettive tutt’altro che chiare.
Regione: «Presto al Mise» Anche l’assessore regionale Michele Fioroni esprime «forte preoccupazione» rispetto all’impatto della proposta concordataria dell’azienda ex Merloni, stigmatizzando la chiusura prevista dello stabilimento di Gaifana e il «disastroso impatto che avrà sull’economia dell’area appenninica umbra». A fronte di ciò – ribadisce – la necessità di una verifica con il Mise, già richiesta da parte della Regione Umbria e per cui non vi è stata ancora una convocazione, e chiede in tempi rapidi la proroga e la rimodulazione dell’accordo di programma che viene a scadere il 18 marzo 2020. «La Regione Umbria – continua Fioroni – è indisponibile a gestire mere misure di politica attiva del lavoro senza ragionare di un sistema integrato di politiche industriali in grado di prospettare un programma di reindustrializzazione dell’area umbro marchigiana». Detto ciò, l’assessore riafferma la disponibilità della Regione a mettere in campo risorse e programmi di intervento, in grado di operare in modo integrato con le politiche nazionali.
