Gli operai ex Merloni in protesta

di Dan.Bo.

Da lunedì per 1.450 lavoratori della ex Antonio Merloni si sono spalancate le porte del licenziamento. A tenere col fiato sospeso il mondo del lavoro umbro e migliaia di famiglie non c’è solo la vertenza Ast di Terni: dal 12 ottobre, infatti, per gli operai di quella che fino agli anni ’80 è stata la più grande azienda contoterzista d’Europa, è scaduta la cassa integrazione e sono così partite le procedure di mobilità, cioè di licenziamento. Lunedì ad Ancona per fare il punto della situazione nel corso di una riunione d’urgenza si sono visti il presidente Gian Mario Spacca, l’assessore allo Sviluppo Economico della Regione Umbria Vincenzo Riommi, l’imprenditore Giovanni Porcarelli (titolare della J&P Industries, subentrata in parte nelle attività della Antonio Merloni dopo il fallimento) e i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Umbria e Marche, insieme alle categorie Fiom, Fim e Uilm delle province di Perugia e Ancona.

LA VERTENZA AST

La lettera Tutti insieme hanno deciso di scrivere una lettera al premier Matteo Renzi e al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi per chiedere un «incontro urgentissimo» e un intervento del governo per affrontare due problemi: il primo, il più grave, è l’annullamento della vendita della ex Merloni alla J&P (confermata cinque mesi fa, in secondo grado, dalla Corte d’appello di Ancona che ha giudicato troppo basso il prezzo di vendita stabilito dai commissari, accogliendo così il ricorso avanzato dalle banche creditrici); il secondo, la rimodulazione e semplificazione dell’accordo di programma per la reindustrializzazione delle aree colpite dalla crisi ex Merloni. «Le Marche e l’Umbria – è scritto nella lettera – stanno rischiando di consolidare una crisi occupazionale senza precedenti». «Una vicenda gravissima – scrivono – che coinvolge oltre duemila lavoratori tra Marche e Umbria, senza voler considerare la filiera dell’indotto di piccole imprese».

Bomba sociale La Cgil, che insieme a Cisl e Uil ha indetto per il 7 novembre una manifestazione unitaria a Fabriano, sostiene che «manca clamorosamente un intervento del governo nazionale», grazie al quale si potrebbe «scongiurare l’esplosione di una bomba sociale di proporzioni inaudite. O questo governo comincia davvero a prendere di petto l’emergenza industriale del paese, oppure il fallimento sarà totale e irreversibile». Se non arriveranno novità significative, a rischiare il posto di lavoro sono 820 operai nelle fabbriche di Fabriano e zone circostanti e 630 a Gaifana di Nocera Umbra. Porcarelli invece nel corso delle trattative era riuscito ad assorbire 700 persone, anche queste però ferme a causa dell’annullamento della vendita della ex Merloni (in amministrazione straordinaria dal 2008) alla J&P. Per chi ha meno di 40 anni, la mobilità durerà un anno, due per coloro che hanno tra 40 e 50 anni e tre per gli ultra 50enni.

L’accordo Quanto all’accordo di programma, questo fu varato nel 2010 tra Umbria, Marche e ministero dello Sviluppo economico: sul piatto ci sono 35 milioni di euro per incentivare la reindustrializzazione delle aree colpite dalla crisi della ex Merloni ma nessun passo significativo in avanti è stato fatto su questo fronte. I soldi, è scritto nella lettera inviata a Renzi e Guidi, giacciono ancora inutilizzati e nessun progetto di rilancio occupazionale è stato al momento approvato, né nelle Marche né in Umbria, a pochi mesi dalla scadenza dello stesso accordo. Questo avviene mentre, al contrario – si sottolinea -, le analoghe misure regionali hanno prodotto l’avvio di oltre 40 nuove iniziative imprenditoriali sullo stesso territorio. Le Marche e l’Umbria, dunque, stanno rischiando di consolidare una crisi occupazionale senza precedenti».

Twitter @DanieleBovi

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