Ennesimo colpo di scena nella vertenza della Jp Industries, la newco che fa capo all’imprenditore Giovanni Porcarelli: la società, che ha rilevato ciò che rimaneva della ex Merloni, è stata messa in liquidazione dopo averle fatto cambiare nome. La novità è emersa giovedì nel corso dell’assemblea dei lavoratori che si è tenuta insieme ai sindacati nello stabilimento di Fabriano. Il 29 giugno scorso è arrivato il cambio di nome in Indelfab, «Industrie elettrodomestiche fabrianesi», mentre il 3 luglio è scattata la messa in liquidazione. «Sono poche le informazioni che ci sono state date» spiega Pierpaolo Pullini, responsabile per la Fiom del distretto economico di Fabriano. «Probabilmente, i commissari presenteranno un nuovo concordato tenendo in conto le prescrizioni del giudice nella stesura del piano concordatario. Ma non ci hanno rivelato niente né riguardo al tipo di concordato né progetto industriale».
Massima incertezza A questo punto non è chiaro neppure se l’idea originaria della nascita di una seconda newco, che avrebbe dovuto dare lavoro a circa 250 dipendenti, sia ancora valida. Uno stato di massima incertezza che, ovviamente, agita l’animo di tutti i lavoratori riuniti giovedì mattina in assemblea nella sala mensa dello stabilimento di Santa Maria dai rappresentati sindacali. «Un’altra data certa è rappresentata dal 6 settembre prossimo, quando scadrà il periodo della cassa integrazione per covid. Si potrebbero richiederne altre 18, come previsto dal Governo, ma chi dovrà farlo? Se l’azienda viene messa in liquidazione, si può tornare in cassa integrazione straordinaria? Probabilmente no, visto che erano previsti investimenti che a oggi non sono stati fatti. Insomma – conclude Pullini – si naviga non a vista, di più. E il tutto sulla pelle dei lavoratori che vedono il baratro sempre più vicino».
Lavoratori esasperati Di fronte a questa situazione i lavoratori sono letteralmente esasperati e pronti alla mobilitazione: «Ci sentiamo presi in giro – spiegano – nonostante i sacrifici di tanti anni nulla è valso. Siamo pronti a mobilitarci per chiedere assunzioni di responsabilità alle istituzioni e all’imprenditore per garantire l’occupazione». La newco dunque dal punto di vista produttivo non è mai nata «dato che una produzione – come sottolineato giovedì – non è mai avvenuta con continuità», mentre quest’ultima c’è stata eccome se si guarda agli ammortizzatori sociali: otto anni consecutivi che salgono a dodici se si considera la ex Merloni. Porcarelli aveva acquisito gli stabilimenti di Fabriano e Maragone e quello umbro di Gaifana, riassumendo 700 lavoratori, inizialmente riassunti e poi rimasti in 584, equamente distribuiti fra Marche e Umbria.
Colpi di scena Anni in cui sono stati molti i colpi di scena e gli ostacoli. Dopo l’acquisizione era arrivata la lunga vertenza giudiziaria con il pool di banche creditrici della vecchia gestione, che giudicava troppo basso il prezzo pagato da Porcarelli. L’imprenditore è riuscito a spuntarla ma la produzione, di fatto, non è mai partita. In passato Porcarelli ha anche aperto una procedura di mobilità, poi ritirata dopo proteste e trattative, per tutti e 600 i dipendenti, mentre recentemente è stata presentata una domanda di concordato che prevedeva ben 343 esuberi su un totale di 584 dipendenti, dei quali 305 degli stabilimenti marchigiani (269 operai e 36 impiegati) e 279 di Gaifana. Una domanda poi ritirata sulla base di alcune prescrizioni del giudice della sezione Fallimentare del Tribunale di Ancona.
