I lavoratori in prefettura (foto Colonna)

di Chiara Fabrizi

Subito tensione al tavolo per il licenziamento collettivo dei lavoratori riassunti da Elettrocarbonium. Negli uffici della Confindustria di Terni giovedì mattina si sono infatti accomodati il direttore dello stabilimento di Narni, l’ingegner Negrelli, e il legale a cui si è affidato l’amministratore delegato Michele Monachino, l’avvocato Besenti.

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Tensione al tavolo per il licenziamento collettivo Qui si è subito preso atto del mancato pagamento degli stipendi di febbraio e marzo, ma pure dei versamenti contributi, previdenziali e sanitari. E sono iniziate le prime scintille, coi sindacalisti Marianna Formica di Filctem-Cgil, Fabrizio Framarini di Femca-Cisl e Franco Di Lecce di Uiltec-Uil che sono tornati ribadire che non saranno aperte le trattative sul licenziamento collettivo fintanto che tutte le spettanze non risulteranno liquidate. I toni, poi, si sarebbero alzati parecchio quando l’avvocato Besenti sarebbe tornato a richiedere lo sblocco della portineria e l’ingresso di alcuni lavoratori per preparare i materiali da far uscire dalla fabbrica di Narni. La risposta dei sindacati è stata la stessa: prima gli stipendi, poi tutto il resto.

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Tutto rinviato di una settimana Nel merito della procedura del licenziamento collettivo, che se avviene con accordo sindacale prevede in genere almeno tre mensilità per i lavoratori mentre senza se ne devono corrispondere nove, non si è quindi neanche entrati, anche perché il legale a quanto pare non disponeva del mandato per trattare in questo senso. Dagli uffici della Confindustria di Terni i tre sindacalisti si sono, quindi, spostati negli stabilimenti di Narni per l’assemblea dei lavoratori. Qui è stato deciso di proseguire lo sciopero e il blocco della portineria per un’altra settimana, ossia fino al 14 aprile, e contestualmente inviare un documento a Elettro e per conoscenza alla proprietà degli asset industriali, Sgl-Carbon. Nel documento in fase di elaborazione verrà ribadita l’urgenza del versamento non soltanto degli stipendi ma pure delle altre spettanze, la disponibilità a trovare l’accordo per il licenziamento collettivo. Ma la strada sembra in salita.

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