di Chiara Fabrizi

Sciopero interrotto ma scatta l’assemblea permanente. Arriva al termine di un’assemblea caldissima la decisione dei lavoratori di Elettrocarbonium che non si preparano al licenziamento collettivo, ma continuano a non riscuotere le mensilità di febbraio e marzo, oltre a tutte le spettanze contributive, previdenziali e sanitarie che l’azienda non versa da mesi.

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Stop sciopero ma assemblea permanente Ma ad alzare la tensione del confronto di giovedì pomeriggio è stato soprattutto il fax inviato su carta intestata di Elettrocarbonium e firmato a penna non è chiaro da chi, in cui di fatto l’azienda si dice pronta «a fare rivalsa nei confronti di chi ci impedisce di recuperare le materie prime, che da una risorsa rischiano di diventare un costo per via dello smaltimento». Da settimane, infatti, la cinquantina di lavoratori della fabbrica di Narni insieme allo sciopero hanno attivato il blocco della portineria, proprio per impedire all’azienda di recuperare beni per circa un milione di euro, con l’intento naturalmente di vedersi corrispondere le spettanze.

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Stipendi e incentivo al licenziamento collettivo E proprio sugli arretrati nel fax di Elettro si legge: «La mensilità di marzo non può essere lavorata e a oggi non è stato fatto in quanto lo sciopero ha impedito le operazioni di consuntivazione delle presenze da parte degli addetti preposti, ciò significa che non si potrà dar seguito alle vostre richieste. Il pagamento della mensilità di febbraio non è in discussione e si procederà non appena sarà possibile dare corso a disposizioni oggi ferme sempre per lo sciopero». Ma sul fronte economico pesa anche la dichiarata mancanza di qualsivoglia «disponibilità finanziaria utile a gestire un’incentivazione del personale in esubero, stante la chiusura di ogni attività e il mancato recupero della materia prima ferma in deposito».

Sindacati conflittuali Nel documento recapitato nel pomerigio a sindacati, Confindustria Terni e per conoscenza al ministero dello Sviluppo economico, Elettro va anche oltre: «C’è una conclamata necessità di recuperare le materie prime per facilitare la difficile situazione odierna e in questo senso vi è tutta l’intenzione di tutelare gli interessi della società rivalendosi su coloro che stanno volutamente causando un danno all’azienda con comportamenti intenzionalmente spinti a una inservibile conflittualità». Parole che fanno infuriare lavoratori e sindacati al lavoro per richiedere a Confindustria la verifica attraverso il responsabile territoriale della sicurezza sul lavoro del rispetto di tutte le norme in materia, così come sollecitato dai lavoratori che hanno segnalato diverse criticità. Contestualmente verrà ricontatto l’avvocato Besenti per tentare di riprendere in mano la trattativa per il licenziamento collettivo, ma le premesse non sono per niente buone.

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