di Chia.Fa.

In Umbria si va verso un aumento degli stipendi del settore costruzioni: l’operazione riguarda circa 18 mila lavoratori, tanti quanti ne ha registrati il comparto nel corso del 2025. Sì, perché nei giorni scorsi i sindacati (Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil) e le associazioni datoriali (Ance Perugia e Terni, Cna Umbria, Confartigianato e Legacoop) hanno firmato il cosiddetto Elemento variabile della retribuzione (Evr), ossia un importo aggiuntivo che viene riconosciuto mensilmente al lavoratore a fronte della positività di alcuni indicatori (ore lavorate e volume d’affari delle aziende). A quanto ammonterà per il 2026 il ritocco all’insù dei salari dei lavoratori del comparto edile umbro lo si capirà nelle prossime settimane, quando le parti si siederanno al tavolo per discutere la contrattazione integrativa, che determinerà gli aumenti, ma lo scorso anno si girava intorno al 4 per cento sulla paga base. L’Evr in Umbria, ma non soltanto, ha anche un’altra finalità: rendere attrattivo il comparto, che al pari di altri non è esente da difficoltà di reperimento della forza lavoro, specie qualificata.

I segretari regionali delle sigle coinvolte, comunque, parlano fin da ora «di un risultato significativo che valorizza il lavoro, rafforza il potere d’acquisto delle retribuzioni e pone le basi per un modello contrattuale più equo e moderno, capace di tenere insieme le esigenze delle imprese e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del settore delle costruzioni in Umbria», motivo per cui lo strumento viene considerato «una leva concreta di giustizia salariale, collegando i risultati del settore in Umbria al riconoscimento economico del lavoro, rafforzando il principio che la produttività e la crescita devono tradursi in salari più equi e dignitosi», sottolineano Elisabetta Masciarri della Fillea Cgil, Emanuele Petrini della Filca Cisl e Alessio Panfili della Feneal Uil, precisando comunque che l’Evr «non è un punto di arrivo, ma il frutto di un confronto responsabile tra le parti sociali, che mette al centro la dignità del lavoro e la competitività delle imprese».

In sindacalisti, dunque, evidenziano che «il peso dell’edilizia in termini di valore aggiunto sul totale regionale si attesta intorno al 6,7 per cento, un dato superiore alla media nazionale, che testimonia la rilevanza del comparto pur in una fase di trasformazione rispetto ai massimi storici». Il censimento del settore messo sul tavolo dai rappresentati dei lavori segnala «circa 18 mila occupati nel settore e circa 3.500 imprese, che danno un contributo rilevante alla dinamica positiva dell’occupazione regionale complessiva». Tuttavia, il comparto delle costruzioni in Umbria, che come altrove in questi anni ha beneficiato di Superbonus, Pnrr e ricostruzione post sisma, soffre ancora «criticità strutturali da non sottovalutare», avvertono Masciarri, Petrini e Panfili, legate soprattutto «alle difficoltà di reperimento di manodopera qualificata, che rischia di frenare la capacità produttiva delle imprese, che sono prevalentemente medio piccole, e di rallentare i processi di innovazione». Anche in questo comparto la rotta indicata è analoga a quella tracciata per altri, ossia «la formazione professionale e il rafforzamento dei percorsi di ingresso dei giovani nel settore».

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