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domenica 27 settembre - Aggiornato alle 09:16

Economia ternana, la pandemia di Covid-19 mette il freno alla crescita

Coronavirus stoppa l’andamento positivo del secondo semestre del 2019, effetti crisi visibili ameno fino a fine anno

 

Nell’ultima parte del 2019, prima dell’inizio della crisi prodotta dalla pandemia di Covid-19, l’economia ternana ha mostrato segnali di lieve crescita in quasi tutti gli ambiti analizzati: imprese, esportazioni, mercato del lavoro e turismo. È quanto emerge dal Rapporto statistico ‘Indicatori dell’economia ternana’ realizzato dall’Osservatorio provinciale istituito in Prefettura ed al quale hanno partecipato Istat, ARPAL Umbria, Camera di Commercio, I.N.P.S. e Ispettorato Territoriale del Lavoro Terni-Rieti, con il contributo informativo della Banca d’Italia.

Terni Negli ultimi due trimestri del 2019 si assiste a una crescita tendenziale del nu- mero delle imprese attive iscritte nei registri camerali che interessa soprattutto il settore terziario. Per quanto riguarda il commercio con l’estero, nello stesso periodo si registra un incremento sia delle importazioni che delle esportazioni, confermando la tendenza rilevata nella prima parte dell’anno. Nel corso del 2019 occupati e disoccupati sono aumentati di oltre duemila unità. La maggiore partecipazione al mercato del lavoro interessa quasi esclusivamente le donne e si concentra nei servizi più tradizionali (commercio e ristorazione). Nel secondo semestre 2019 raddoppiano anche le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni a seguito di una forte ripresa degli interventi ordinari; si riscontrano, in misura lieve, anche interventi in deroga dopo due semestri di assenza. I finanziamenti erogati dal sistema del credito segnano una lieve flessione che interessa soprattutto i prestiti erogati alle imprese mentre il credito alle famiglie continua a crescere.

Turisti Indicazioni positive provengono dal settore turistico, che nel secondo semestre del 2019 è caratterizzato da una crescita degli arrivi e delle presenze, soprattutto dei clienti italiani.  Nella prima parte del 2020, l’insorgere dell’emergenza sanitaria ha condotto a provvedimenti di sospensione delle attività produttive che hanno coinvolto circa la metà del complesso imprenditoriale ternano. Gli effetti negativi sul sistema economico di questa interruzione saranno probabilmente visibili per – almeno – il proseguo di tutto l’anno corrente. Per il momento quel che è noto è che per rispondere all’emergenza epidemiologica da COVID-19 con misure di contenimento del contagio, i DPCM dell’11 e 22 marzo 2020 hanno sospeso l’attività produttiva in numerosi settori economici definiti come ‘non essenziali’ e l’interruzione è durata circa due mesi.

L’impatto Covid Nella provincia di Terni, la sospensione dell’attività – nell’ambito delle imprese incluse nel Registro – ha riguardato oltre 8 mila unità produttive (il 48,0 per cento del totale), che impiegano 23 mila addetti (il 41,8 per cento) e generano 3,8 miliardi di euro di fatturato (il 42,4 per cento del livello complessivo) e 810 milioni di valore aggiunto (il 35,8 per cento del totale). Con riferimento ai principali macro-settori economici, i provvedimenti di chiusura hanno riguardato in maniera più pervasiva l’industria, dove il 58,9 per cento delle unità locali – che rappresentano il 51,6 degli addetti, il 49,3 per cento del fatturato e il 44,6 per cento del valore aggiunto del macro-settore – hanno dovuto sospendere la propria attività. Al contempo, nel terziario l’incidenza delle unità locali che operano in comparti la cui attività è interrotta è del 45,2 per cento. Attraverso l’Utilizzo dei dati dell’archivio Istat Asia – Unità locali è possibile stimare la quota di unità locali sospese (e relativi addetti) riferita ai principali settori di attività: essa è pari al 70 per cento nelle costruzioni, oltre dieci punti percentuali più elevata che nella manifattura; tra i servizi, supera il 90 per cento nelle attività di alloggio e ristorazione mentre è quasi assente nelle attività professionali, tecniche e scientifiche.

Terni meglio del resto dell’Umbria Una misura dell’impatto della pandemia sul rallentamento complessivo dell’economia nei quasi due mesi in cui le misure sono state in vigore, si può ottenere dal confronto tra il valore aggiunto delle attività sospese è il totale del valore aggiunto prodotto nello stesso anno di riferimento. In questo caso, nella provincia di Terni, l’impatto della mancata attività risulta pari al 16,6 per cento di tutto il valore aggiunto provinciale. Anche secondo questa prospettiva la provincia di Terni risulta meno colpita rispetto all’intera regione Umbria e al complesso del Paese, dove la quota di valore aggiunto ‘sospeso’ è pari, rispettivamente al 18,1 per cento e al 20,4 per cento di quello del totale dell’economia.

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