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domenica 17 ottobre - Aggiornato alle 23:28

Economia, sei regioni ad ‘alto rischio’: Umbria tra le peggiori insieme a quelle del Sud

Report Istat sulla competitività delle imprese dopo impatto della pandemia. La Valnerina tra i territori a maggiore fragilità d’Italia

di Iv. Por.

Un’Italia spaccata a metà confermando da un lato il consueto dualismo Nord-Sud, ma evidenziando anche elementi di vulnerabilità elevata in territori storicamente vivaci dal punto di vista economico. E tra le sei regioni ad “Alto rischio operativo combinato”, l’Umbria è l’unica del Centro-Nord a finire insieme a cinque del Mezzogiorno, (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania e Sardegna). È quanto emerge dal Rapporto 2021 dell’Istat sulla competitività dei settori produttivi.

Duro colpo Il report, nella sezione che analizza l’impatto economico della pandemia sui territori, sottolinea come il contraccolpo sia stato «eterogeneo ma pervasivo», in quanto i settori più colpiti, come il turismo, sono presenti in tutto lo Stivale. «La piccola dimensione – viene sottolineato – rappresenta il tratto distintivo delle unità più colpite, specialmente nei servizi. Al contrario, una maggiore capacità di reazione sembra caratterizzare i settori più orientati a specializzazioni di tipo high-tech e quelli più coinvolti nel commercio internazionale». E in Umbria sono poche le aziende innovative a potersi affacciare sui mercati internazionali.

Rischio per le imprese Istat, sulla base di alcune risposte tratte dalla seconda rilevazione su “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19” (relative alla dinamica del fatturato, la presenza di rischi operativi e capacità di attuare strategie di risposta), ha classificato le imprese in quattro categorie di rischio: Alto, Medio-alto, Medio basso, Basso. Secondo questa tassonomia, in Italia quasi la metà delle imprese (48,5 per cento) si trova nelle due fasce più alte di rischio. La loro distribuzione sul territorio regionale determina la presenza di 11 regioni con una situazione che può essere considerata critica, di cui sette sono collocate nel Mezzogiorno, una al Nord (la Provincia autonoma di Bolzano) e tre nel Centro Italia (Lazio, Umbria e Toscana). In termini di addetti circa un terzo dell’occupazione media nazionale è classificata a rischio Alto e Medio-alto. In 9 regioni oltre il 40 per cento dell’occupazione risulta in imprese ad Alto e a Medioalto rischio; sette di queste sono collocate nel Mezzogiorno, una nel Centro (Umbria) e una nel Nord Italia (Valle d’Aosta).

Umbria con le ultime Analizzando congiuntamente le informazioni su imprese e addetti, può essere definito un profilo di rischio “combinato” dei sistemi produttivi regionali. Qui sottolinea Istat «sono 6 le regioni ad Alto rischio operativo combinato, di cui cinque appartengono al Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania e Sardegna) e una al Centro Italia (Umbria)». Dunque, la profilazione del rischio delle regioni italiane raffigura «un paese sostanzialmente diviso a metà, confermando da un lato il consueto dualismo Nord-Sud, ma evidenziando anche elementi di vulnerabilità elevata in territori storicamente vivaci dal punto di vista economico, come nel caso di alcune regioni del Centro (Toscana, Lazio e Umbria) e del Nord (Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano)».

La mappa dei Sistemi locali più a rischio

Valnerina zona più colpita Spostando l’analisi a un livello territoriale più fine, Istat ha studiato l’andamento nei 610 Sistemi locali del lavoro in cui è suddivisa l’Italia sulla base di 4 indicatori elementari di fragilità, un indicatore di rischio di impresa, riaggregato poi in un “indice di rischio territoriale”. Anche in questo caso emerge una chiara dicotomia tra Nord e Sud: il primo è caratterizzato da un sistema di imprese relativamente meno fragile, il secondo manifesta una esposizione al rischio significativamente maggiore: dei 245 Sl classificati ad alta (122 Sl) o medio-alta fragilità (123 Sl), oltre tre quarti sono localizzati nelle regioni del Centro-Sud. In tutti questi Sl, in base alla proiezione effettuata per il 2020, si è registrata una netta contrazione del valore aggiunto (-16 per cento in media per il Centro-Sud e le Isole, con cadute superiori alla media in Umbria, Toscana, Abruzzo, Calabria e in Sicilia, in ordine decrescente di gravità della contrazione dell’attività). Nella nostra regione, in particolare, evidenzia una situazione peggiore di rischio la Valnerina (zona di Norcia e Cascia) non a caso quella colpita dal terremoto che ha azzerato il turismo nel post 2016, prima del nuovo, durissimo, colpo della pandemia.

Modena «L’Umbria è ormai appaiata alle regioni del Sud – commenta la senatrice di FI Fiammetta Modena – e il dato è inclemente». «È anche un dato che conferma – aggiunge – quanto già sottolineato nell’ambito della discussione sul Recovery plan per le esigenze della nostra regione in termini di infrastrutture digitali, dimostrando inoltre il fatto che l’alta velocità è veramente un volàno in termini di prodotto interno lordo. Abbiamo il dovere di utilizzare al meglio l’occasione di un momento storico che consente spesa pubblica per evitare che l’Umbria fra le regioni del Centro Italia diventi una sorta di isola legata alle aree più depresse del nostro paese».

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