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martedì 15 giugno - Aggiornato alle 22:16

Economia in Umbria, Bankit: «Ripresa più robusta nel 2021 e cauto ottimismo»

Al Crel le preoccupazioni per imprese che non hanno innovato e tutti i ritardi strutturali, Alunni: «Politica industriale decisa»

Un operaio al lavoro in un cantiere in Umbria (foto F.Troccoli)

Dallo scenario economico più recente emergono segnali che «inducono a un cauto ottimismo», ma il sistema produttivo regionale deve superare il ritardo accumulato e alcune criticità strutturali. Il Recovery fund è sicuramente la via maestra, ma «per invertire la tendenza serve un’azione decisa di politica industriale», oltreché «innovazione ed evoluzione digitale, sostenibilità come condizione per la competitività, cultura di impresa, infrastrutture, riforme della pubblica amministrazione». Questo emerge dalla Conferenza regionale dell’economia e del lavoro (Crel) di mercoledì pomeriggio a cui ha partecipato anche Miriam Sartini, responsabile della filiale di Perugia della Banca d’Italia, spiegando che «l’economia umbra, come quella italiana, mostra significative capacità di recupero, con segnali di ripresa più robusta nel 2021, indice del carattere sano del tessuto produttivo».

Bankit Da qui «il cauto ottimismo», anche se resta la preoccupazione per il «possibile aggravamento del divario tra le imprese umbre: quelle che avevano saputo innovare prima del Covid-19 sembrano pronte a un rimbalzo rapido e foriero di acquisizioni di quote di mercato, ma la parte più debole e meno strutturata, che è quella prevalente, rimane ancorata a produzioni e tecnologie tradizionali e potrebbe subire ripercussioni pesanti». Voltandosi indietro, però, Sartini ricorda «l’economia umbra mostra un ritardo nello sviluppo di circa dieci anni rispetto al Paese e di 25 anni rispetto all’Unione europea. L’Umbria – ha anche detto – vive una fase di declino con radici profonde, che il Covid ha solo accentuato, e il Pil regionale 2020 è paragonabile ai livelli di fine anni ’80, mentre quello italiano è simile alla vigilia degli anni 2000».

Confindustria: «Politica industriale decisa» A parlare di «un andamento economico equiparabile alle regioni del sud» è stato Antonio Alunni, presidente Confindustria Umbria, intervenuto ai lavori del Crel per sollecitare «un’azione decisa di politica industriale per invertire la tendenza, con politiche interregionali ad esempio sulle infrastrutture» e indicare le «linee strategiche sulle quali lavorare: innovazione ed evoluzione digitale, sostenibilità come condizione per la competitività, cultura di impresa, infrastrutture, riforme della pubblica amministrazione».

Istat A ribadire che il sistema produttivo umbro ha affrontato la pandemia in una situazione di estrema debolezza è stato  Alessandro Valentini, dirigente Istat regionale, che ha indicato «la sostenibilità dei costi e lo scarso impiego di risorse» come principale criticità del sistema produttivo regionale. «In Umbria (con un quadro pure non omogeneo) mediamente le imprese hanno un alto livello di rischio non avendo posto in essere misure di resilienza» ha detto Valentini, aggiungendo che «il 50 per cento delle imprese umbre ha subito il dimezzamento del fatturato nella prima fase della pandemia mentre nella seconda fase il 30 per cento delle imprese è riuscito a mantenere il fatturato o addirittura ad accrescerlo». Per far fronte alla complicata situazione finanziaria, poi, «le imprese hanno fatto ricorso alle attività liquide in bilancio, ma anche alla creazione di nuovi debiti (per il 40 percento delle imprese)», mentre per «fronteggiare l’emergenza il 40 per cento delle aziende umbre non ha adottato nessuna strategia» ha concluso Valentini, secondo cui, comunque, «in Umbria ci sono elementi di positività importanti come l’attenzione alla transazione digitale, alla responsabilità sociale e alla sostenibilità ambientale».

Demografia e sistemi urbani Al Crel anche Alessandro Campi, commissario straordinario dell’Agenzia umbra ricerche, secondo cui occorre muoversi su quattro questioni: «Contrastare il trend demografico negativo, attrarre dei giovani, rilanciare i sistemi urbani e rafforzare il ruolo dell’Umbria nel blocco territoriale dell’Italia centrale, per rendere la regione attrattiva, non solo turisticamente, ma per chi vuole, lavorare, studiare, fare impresa, essere protagonista di dinamismo sociale».

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