di Maurizio Troccoli
Il recente inserimento dell’Umbria nella Zona Economica Speciale (Zes) unica del Mezzogiorno apre una nuova fase per lo sviluppo economico regionale. Ma di quanto potrà crescere il Pil umbro grazie a questa misura? Proviamo a rispondere con dati, modelli consolidati e proiezioni simulate basate su esperienze pregresse.
Le Zone economiche speciali sono state introdotte in Italia a partire dal 2017, con la loro operatività fattiva consolidata a partire dal 2021-2022. Inizialmente riguardavano territori portuali e industriali nel Sud (Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Sardegna), per poi confluire nella Zes unica del Mezzogiorno nel 2024, che estende queste agevolazioni anche a regioni in transizione come Umbria e Marche dal 2025. Vale a dire che abbiamo una base di calcolo effettiva di un anno e mezzo a partire dal 2024, oltre ai dettagli che arrivano dalle esperienze minori precedenti.
Di quanto crescerà l’economia regionale grazie a questo strumento? Per rispondere, è fondamentale partire da un’analisi basata su dati verificati, studi approfonditi e modelli consolidati, che consentano una proiezione realistica dell’impatto.
Gli studi più rilevanti provengono da The European House – Ambrosetti, centro di ricerca che ha monitorato e analizzato l’attuazione delle Zes in Campania e Calabria. Dall’analisi emerge che a circa due anni dall’avvio operativo, le Zes sono riuscite ad attivare investimenti per oltre 2 miliardi di euro, con circa 20 mila nuovi posti di lavoro creati in Campania da sole. Se le Zes del Sud performassero uniformemente come quelle della Campania, il potenziale impatto economico complessivo potrebbe raggiungere 83 miliardi di euro, pari al 23% del valore aggiunto regionale complessivo del Mezzogiorno. Questo studio fornisce la base scientifica e la metodologia che oggi viene utilizzata per stimare l’impatto della Zes anche nelle nuove regioni aderenti.
Per simulare l’impatto sulla crescita economica umbra si utilizza il modello Stock-Flow Consistent (Sfc), uno strumento di analisi macroeconomica che integra in modo coerente i flussi economici (investimenti, consumi, esportazioni) con gli stock (capitale, debito, occupazione). Questo modello, impiegato in Campania per la previsione degli effetti delle Zes, consente di simulare diversi scenari politici e economici considerando le variabili chiave che influenzano la crescita regionale e di stimarne l’efficacia in termini di Pil, occupazione e investimenti privati.
Nel costruire il modello per l’Umbria, si parte da dati ufficiali tratti da Istat e Banca d’Italia che certificano le dimensioni e la struttura dell’economia regionale. Di seguito i dati principali dell’Umbria, messi a confronto con quelli della Campania, regione di riferimento per la Zes italiana:
| Regione | Popolazione (milioni) | Imprese attive (migliaia) | Occupati (migliaia) | PIL annuo (miliardi €) | PIL pro capite (€) |
|---|---|---|---|---|---|
| Umbria | 0,87 | 85 | 400 | 27,5 | 32.331 |
| Campania | 5,83 | 415 | 2.200 | 135 | 23.100 |
L’Umbria conta quindi circa 870 mila abitanti, 85 mila imprese attive e 400 mila occupati, con un PIil annuo di 27,5 miliardi di euro e un Pil pro capite di oltre 32 mila euro. La Campania, con una popolazione molto più numerosa e un tessuto imprenditoriale più ampio, presenta un Pil di 135 miliardi di euro con pro capite più basso. Questo confronto è fondamentale per costruire previsioni adeguate, adattando gli effetti delle Zes alle dimensioni e caratteristiche regionali specifiche.
Dall’esperienza delle regioni già attive nelle Zes emerge come gli strumenti più utilizzati siano il credito d’imposta sugli investimenti in beni strumentali, stimolando un aumento degli investimenti privati stimato attorno al 10%, e gli sgravi contributivi sull’occupazione, che favoriscono un incremento occupazionale di circa il 5%. Le semplificazioni burocratiche, pur difficilmente quantificabili direttamente, agiscono come elemento acceleratore cruciale per la realizzazione dei progetti.
Applicando il modello Stock-flow consistent e calibrandolo attraverso i dati e le esperienze della Campania, sono state elaborate due proiezioni per l’Umbria: uno scenario moderato e uno più ottimistico. Nel primo caso, si prevede un aumento annuo del Pil del 2,5%, con il valore che passa da 27,5 a circa 28,2 miliardi di euro, un incremento degli investimenti privati del 10%, che salgono fino a 5,5 miliardi all’anno, e un aumento occupazionale pari al 5%, cioè circa 20 mila nuovi posti di lavoro. I costi per la pubblica amministrazione, legati agli incentivi, sono stimati in circa 200 milioni di euro annui, mentre i benefici netti superano i 690 milioni di euro ogni anno.
Nel secondo scenario più ottimistico, l’incremento del Pil raggiunge un tasso annuo del 4,5%, portando il valore complessivo a quasi 28,7 miliardi di euro. Gli investimenti privati potrebbero crescere del 18%, arrivando a quasi 5,9 miliardi annui, con un aumento dell’occupazione dell’8%, pari a oltre 30 mila nuovi occupati. In questo caso, i costi per gli incentivi si attestano attorno ai 400 milioni annui, con benefici netti superiori al miliardo di euro.
La sintesi dei dati economici e previsionali chiave per l’Umbria è riassunta nella seguente tabella:
| Variabile | Valore Base Umbria | Scenario Moderato | Scenario Ottimistico |
|---|---|---|---|
| PIL annuo (miliardi €) | 27,5 | 28,19 (+2,5%) | 28,74 (+4,5%) |
| Investimenti privati (miliardi €) | 5,0 | 5,5 (+10%) | 5,9 (+18%) |
| Occupati (migliaia) | 400 | 420 (+5%) | 432 (+8%) |
| Costi incentivi PA (miliardi €) | 0 | 0,2 | 0,4 |
| Benefici netti PIL (miliardi €) | 0 | 0,69 | 1,2 |
L’analisi dei costi-benefici sull’arco di cinque anni mostra che i benefici netti complessivi, sottratti i costi degli incentivi, possono oscillare tra i 3,4 e i 6 miliardi di euro, accompagnati da investimenti aggiuntivi e da una crescita consistente dell’occupazione:
| Scenario | Investimenti annui aggiuntivi (miliardi €) | Nuovi occupati annui | Costi PA totali (miliardi €) | Benefici netti PIL cumulati (miliardi €) |
|---|---|---|---|---|
| Moderato | 0,25 | 20 | 1,0 | 3,45 |
| Ottimistico | 0,45 | 32 | 2,0 | 6,0 |
Questi risultati testimoniano il potenziale dell’ingresso nella Zes per innescare un ciclo di crescita economica rilevante e sostenibile, secondo quel rigore metodologico e quella validità empirica comprovati dagli studi di The European House – Ambrosetti. La chiave del successo sarà che le politiche saranno attuate con coordinamento tra governo centrale, amministrazioni locali e soggetti privati, massimizzando così l’efficacia degli incentivi e delle semplificazioni.
In sintesi, l’attivazione della Zes in Umbria può fornire un impulso economico consistente, ben modulato sulle dimensioni e le caratteristiche specifiche della regione, con previsioni di crescita annua del Pil variabili tra il 2,5% e il 4,5%, aumento degli investimenti e dell’occupazione, e benefici economici netti misurabili in miliardi di euro nel medio periodo.
Le imprese e le filiere che maggiormente si avvantaggiano delle Zone economiche speciali (Zes) sono soprattutto quelle impegnate nell’export e nei mercati internazionali. Come sottolinea la Guida per gli investitori della struttura di missione Zes presso la Presidenza del consiglio.
Questo quadro è ulteriormente confermato dall’esperienza della Zes della Campania, dove il potenziamento dei porti di Napoli e Salerno e il rafforzamento delle reti logistiche hanno fatto da volano per la crescita delle filiere industriali orientate all’export. In particolare, sono le filiere manifatturiere, logistiche, automotive e digitali, con una forte vocazione all’inserimento nei circuiti globali, a trarre i maggiori benefici.
L’esperienza indica inoltre che la Zes funziona come un acceleratore per le imprese che puntano all’internazionalizzazione e a espandersi in contesti competitivi. In sintesi, l’effetto più rilevante delle Zes riguarda le filiere impegnate nell’export, con incrementi misurabili sia in termini di investimenti produttivi sia di forza lavoro, favorendo la crescita delle imprese localizzate in questi settori e il loro posizionamento competitivo a livello internazionale. Un report su ambiti come la Campania evidenzia che le imprese orientate all’export, grazie alle Zes, sono cresciute in media del 10-15% in termini di investimenti e hanno generato circa il 5-8% di incremento netto di nuova occupazione, percentuali che si collocano ben al di sopra delle performance di comparti locali dedicati al solo mercato italiano. Insomma una crescita percentuale degli investimenti e dell’occupazione da due a tre volte superiore rispetto a settori più tradizionali o destinati al mercato interno.
