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domenica 13 giugno - Aggiornato alle 22:49

Dalle scuole ai prestiti, ecco le ultime limature al Recovery: «Non sono interventi spot»

Presentati ufficialmente i 45 progetti, Tesei: «È un piano organico per invertire la rotta». Prime critiche dalle opposizioni

Il frontespizio del documento approvato dalla giunta

di Daniele Bovi

Saranno esecutivi nel giro di 9-12 mesi i 45 progetti contenuti nel Recovery plan dell’Umbria, ufficializzato mercoledì mattina nel corso di una conferenza stampa dalla presidente della Regione Donatella Tesei. Il piano, presentato due settimane fa al premier Mario Draghi (incontro al quale sono seguiti alcune interlocuzioni con sei ministri), obbliga infatti a far sì che le opere siano pronte entro il 2026; e quindi la reale fattibilità è stata uno dei criteri chiave nelle scelte. Inevitabilmente queste scontenteranno alcuni territori, ma Tesei prova subito a fare da pompiere, sostenendo che alcuni dossier potranno essere recuperati.

INFOGRAFICA: L’ELENCO DEI 45 PROGETTI E LE CIFRE

Disastro economico «Anche ciò che non è stato inserito oggi – ha assicurato – sarà frutto di ulteriori approfondimenti con i territori». «Le Regioni – ha detto – non hanno una quota diretta e non hanno avuto ruolo programmatorio, ma speriamo che ciò possa accadere in futuro». La presidente ha ricordato quali sono i punti di partenza, ovvero la «disastrosa situazione economica» dell’Umbria, tra Pil in picchiata, una stima di 10 mila occupati in meno nel 2021 e una fiducia ai minimi: «Questo piano – ha sottolineato cercando di prevenire le critiche – è un punto fermo per il dopo Covid; un documento organico e non una serie di interventi spot, condiviso con territori, università, parti sociali, sindacati e imprese. C’è stato grande confronto con tutti».

«UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO PER L’UMBRIA»

Fare squadra Nel complesso «il progetto, importante e ambizioso, sarà in grado di incidere sul Pil della regione con una serie di interventi verticali, dedicati ad alcuni settori, e altri orizzontali che riguardano tutto il territorio; ci sono idee per invertire la rotta». Altro punto chiave sarà la capacità di «fare lobby tutti insieme affinché i progetti diventino dimensione attuativa di quelli nazionale. Bisogna spingere perché siano inseriti, valutati e finanziati: di fronte a noi abbiamo una sfida importante». «Vi sono alcune progettualità nazionali e linee guida progettuali – ha aggiunto – nelle quali verranno allocate risorse a cui potranno poi concorrere le Regioni e gli enti locali e sulle quali cercheremo di inserire i nostri progetti».

NELL’AREA EX MERLONI POLO PER I MATERIALI DEL FUTURO

Cosa cambia Rispetto al documento condiviso martedì con le parti sociali e aggiornato a lunedì, in quello approvato mercoledì dalla giunta ci sono alcuni novità. I progetti non sono più 44 ma 45 e la cifra complessiva passa da 3,075 a 3,120 miliardi di euro. La linea «Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura» passa da 469 a 543 milioni di euro: 30 milioni in più (10 per ogni voce) ci sono per i tre fondi prestiti dedicati a digitalizzazione, interventi green e prestiti partecipativi. Il progetto in più riguarda il «recupero e rifunzionalizzazione» dell’area dell’anfiteatro romano di Spoleto (44,7 milioni). La cifra del capitolo «Rivoluzione verde e transizione ecologica» è stata limata da 1,663 a 1,619 miliardi di euro.

POLO DELL’IDROGENO NELLA CENTRALE ENEL

Le cifre In particolare, l’«infrastrutturazione leggera» delle aree industriali passa da 90 a 120 milioni di euro, mentre 100 milioni (da 500 a 400) sono stati tolti dal progetto «Scuole nuove per una scuola nuova», che ha al centro non l’edilizia scolastica tenendo conto delle «nuove esigenze didattiche». Per la filiera olivicola invece umbra la cifra passa da 4,3 a 30 milioni. Il capitolo «Inclusione e coesione» lievita da 155,5 a 169,8 milioni, in particolare grazie al progetto sulla valorizzazione delle aree interne e dei borghi, che passa da 39 a 53,3 milioni.

UN DISTRETTO DEL CONTEMPORANEO IN UMBRIA DA 11 MILIONI

Opposizioni all’attacco Letto il piano, dal fronte delle opposizioni in consiglio regionale arrivano le prime critiche: il dem Michele Bettarelli lamenta il fatto che sia stato inviato solo mercoledì (la commissione sul tema si riunirà venerdì) e che «si fa molta fatica a trovare progettualità e investimenti per il territorio dell’Alta Valle del Tevere»; in particolare punta il dito che per l’ospedale di Città di Castello ci siano solo 2,5 milioni e che la realtà della cartotecnica sia stata «dimenticata dalle progettualità riguardanti il settore» (il progetto è previsto a Bastia Umbra). Il pentastellato Thomas De Luca invece carica a testa bassa contro l’idea di produrre il Css in Umbria per poi bruciarlo nei cementifici: «La giunta – dice – propone di spendere 50 milioni di euro per la costruzione di impianti che serviranno per soli 5 anni e ci accompagneranno verso il baratro».

Foligno Andrea Fora chiede poi che venga inserito il progetto del Parco della scienza dell’ex zuccherificio di Foligno e sullo stesso tema interviene il dem Tommaso Bori: «La sua assenza – dice – è un errore grave, che la comunità folignate, che rappresenta la terza città dell’Umbria, pagherà a lungo. Il progetto di Vision – spiega Bori – è un esempio di grande valore, finanziato da un bando del ministero dell’Istruzione e realizzato da 22 scienziati di fama internazionale. Un progetto fatto di laboratori e nuovi spazi che diventeranno un’attrazione a livello nazionale. Il centro Italia infatti non dispone di una realtà simile e la struttura servirebbe anche per rinnovare un’area in degrado da quasi quarant’anni, valorizzando il centro storico e l’Umbria intera».

Twitter @DanieleBovi

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