di Chiara Fabrizi
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Crisi ex Pozzi, scatta la cassa integrazione straordinaria (cigs). Tornano ad aprirsi le porte della sede regionale di Confindustria che nella tarda mattinata di lunedì ospiterà il secondo tavolo, dopo quello del 9 gennaio conclusosi con un nulla di fatto tra fischi e lanci di uova, per la firma dell’ammortizzatore sociale la cui attivazione è stata richiesta, intanto, per i 200 operai della Ims (ghisa), i primi ad avere esaurito il serbatoio della cassa ordinaria (cig).
VIDEO. LA PROTESTA DEGLI OPERAI A CONFINDUSTRIA
I LAVORATORI SCENDONO IN STRADA. FOTOGALLERY.
Cassa integrazione straordinaria In via Palermo, dopo tre settimane di sciopero ad alta tensione, scandite da cortei e blitz a palazzo municipio, faranno nuovamente capolino i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, le rsu, una delegazione di lavoratori e, naturalmente, i vertici del polo metallurgico di Santo Chiodo. Ma stavolta sorprese non dovrebbero essercene. Il tampone della cig, comprese le ultime ore a disposizione spuntate dopo il riconteggio, è stato interamente consumato, mentre la ripresa dell’attività produttiva continua a sembrare un traguardo non esattamente a portata di mano. L’attivazione della cassa straordinaria, dunque, è un passaggio obbligato per evitare che 200 lavoratori e relative famiglie si trovino del tutto sprovvisti dell’ammortizzatore. La firma, in sostanza, non può più essere rimandata e di questo sembrano ormai esserne consapevoli anche le tute blu di Santo Chiodo.
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IMS. GLI OPERAI TORNANO IN COMUNE. GALLERY
Stipendi, manutenzioni e materie prime Domani, quindi, la pratica dovrebbe essere rapidamente liquidata, a differenza di molti altri e cruciali fronti tuttora in cerca di risposte. Va subito detto che venerdì è stato eseguito il pagamento della seconda metà della mensilità di novembre, anche se il calendario stilato il 9 gennaio per ripianare le spettanze arretrate, cinque tranche in altrettante settimane per un’operazione da un milione di euro, è stato ampiamente allentato, appesa c’è ancora la riscossione di dicembre, la tredicesima e a breve anche gennaio. A preoccupare gli operai, però, sono soprattutto i tempi di ripresa dell’attività produttiva. Alla ghisa i nodi da sciogliere sono i soliti interventi di manutenzione degli impianti, improrogabili per risollevare l’industria di Santo Chiodo, e naturalmente l’approvvigionamento delle materie prime.
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IL PRESIDIO AI CANCELLI. FOTOGALLERY
Il concordato Nello stabilimento ghisa, al momento, stanno lavorando una ventina di unità tutte impegnati a smaltire il modesto magazzino, gli unici reparti in cui si muove qualcosa sono il collaudo e le spedizioni. All’alluminio (Isotta Fraschini), invece, si stanno evadendo alcune commesse, le materie prime scarseggiano e, va segnalato, che nonostante lo stato di agitazione sono stati autorizzati gli straordinari, di solito incompatibili. All’orizzonte, poi, ci sarebbe anche una nuova convocazione del tavolo di crisi che dovrebbe tornare a riunirsi alla metà di febbraio prima, sottolineano da palazzo Donini, della pronuncia del giudice sulla proposta di concordato presentata dal Casti group, quando tutte le carte verranno scoperte.
