di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice
Crisi ex-Pozzi, gli operai tornano a scioperare mentre la proprietà propone ai creditori un accordo al 59% sul monte dovuto e si prepara a vendere l’Ims (ghisa) a partire dal 2015. C’è il mancato pagamento degli stipendi di dicembre all’origine della protesta delle maestranze tornate a presidiare i cancelli dello stabilimento insieme ai delegati sindacali che, a metà mattinata, sono riusciti ad avere un contatto telefonico con il numero uno del Casti group, Gianfranco Castiglioni.
VIDEO. LA PROTESTA DEGLI OPERAI A CONFINDUSTRIA
I LAVORATORI SCENDONO IN STRADA. FOTOGALLERY
Appetiti israeliani, Cukierman bank e Mogdal Metal Stando alle carte, l’intenzione della proprietà per lo stabilimento con 185 lavoratori in organico è quella di individuare «entro il 31 dicembre 2014, a margine di un’approfondita sollecitazione di mercato il soggetto che procederà a rilevare il ramo d’azienda». Anche se al momento, come scritto a chiare lettere, «non risulta pervenuta alcuna offerta irrevocabile di acquisto, permanendo non di meno – si legge – un vivo interesse a livello internazionale come dimostrano le continue interlocuzione con la Cukierman bank di Tel Aviv». Di interessamenti israeliani si è già parlato nei giorni scorsi quando a Santo Chiodo hanno fatto capolino i manager dell’industria Mogdal Metal che a stretto giro spediranno una squadra di tecnici per i sopralluoghi del caso.
IL CORTEO DELL’EMERGENZA LAVORO. LE IMMAGINI
Ims sul mercato per 28.5 mln La vendita della ghisa, comunque, non è cosa semplice e a Varese ne sono consapevoli, tanto che tra la fine del 2014 e «l’acquisto a titolo definitivo» c’è spazio per una fase di transizione. «È agevole pronosticare – si legge – la necessità di un periodo di affitto, ipotizzato in 2 anni, anche al fine di consentire al terzo il reperimento dei finanziamenti necessari a pagare il prezzo di cessione». Ergo: «Si prevede che il trasferimento possa essere completato, anche con riguardo all’incasso, entro il 31 dicembre 2016». Il prezzo di vendita è stato stimato dal perito industriale, Sergio Giorgetti, che sul fronte immobiliare ha contato beni per 24.8 milioni e su quello mobiliare per 8.7. Circa 33.5 milioni che la proprietà, in caso di cessione in blocco, ha prudenzialmente ridotto a 28.5.
Creditori, proposta tra il 54% e il 59% Somme, queste, che consentirebbero alla Ims di proporre ai fornitori, che al netto dei privilegiati vantano crediti per 12.1 milioni, un accordo per una liquidazione compresa tra il 54% e il 59% sul monte dovuto. Ma se l’operazione di vendita non dovesse andare secondo i piani e dovesse farsi largo l’ipotesi della liquidazione atomistica, vale a dire dei singoli beni, la soddisfazione dei creditori crollerebbe al 21-24%. L’appuntamento in tribunale, come noto, è fissato per il 2 maggio.
