Una protesta alla Novelli (foto Toni-U24)

Una convocazione al ministero per lo Sviluppo economico «quanto prima» e una serie di scioperi: il 21 a Spoleto e due giorni dopo a Terni e Amelia. A chiedere la prima e a proclamare i secondi sono Cgil, Cisl e Uil riguardo a una delle vertenze più delicate che ci sono in Umbria, quella del Gruppo Novelli che nella regione dà lavoro a 300 persone (altre 200 sono impiegate negli stabilimenti laziali e lombardi).

Crisi Novelli Una vertenza partita nel 2012, mentre dall’anno seguente il gruppo è guidato da un cda tecnico (presidente Alessandro Musaio e consiglieri Alberto Alfieri e Gianni Tarozzi): lavoratori e cda sono in attesa, da aprile, di una fondamentale linea di credito da sei milioni di euro per far ripartire l’azienda. A erogarla dovrebbero essere la ventina di banche che hanno approvato il piano di ristrutturazione aziendale.

Sciopero Al momento però non c’è nessuna notizia al riguardo e così i lavoratori a Terni e Amelia hanno già proclamato lo sciopero, mentre gli addetti di Spoleto definiranno in settimana le iniziative da intraprendere. «Esprimiamo forte preoccupazione – dicono Cgil, Cisl e Uil in una nota – per lo stato di incertezza che permane sul futuro del Gruppo nonostante i numerosi incontri avuti, sia a livello nazionale che territoriale, con l’attuale cda, da tre anni alla guida del gruppo». Le preoccupazioni riguardano principalmente la linea di credito che dovrebbe essere garantita delle banche, con un ritardo che però «ha determinato anche il protrarsi oltre i tempi previsti di alcune spettanze dei lavoratori», fiaccati dalla crisi, dalle mensilità bloccate dal concordato e dagli ammortizzatori sociali.

Chiarezza Secondo Cgil, Cisl e Uil inoltre «è necessario fare chiarezza sul possibile ingresso di nuovi partner, rispetto ai quali i lavoratori pretendono garanzie circa i termini dell’accordo in riferimento alla salvaguardia dei livelli occupazionali. È quindi il tempo di fare chiarezza e trasparenza da parte di tutti i soggetti coinvolti a partire dalle banche, dal cda del Gruppo Novelli e dalle istituzioni. I lavoratori vogliono conoscere quale sarà il loro futuro, sono stanchi di subire le conseguenze di scelte non sempre utili ad assicurare la continuità aziendale poiché da parte loro c’è invece sempre stata la disponibilità a fare i sacrifici necessari ad assicurare il futuro di un gruppo che riveste primaria importanza per il sistema produttivo regionale».