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lunedì 29 novembre - Aggiornato alle 22:05

Coronavirus, la fermata di Fiat rallenta Faurecia e Ast. Burelli: «Stop sia per tutti»

Chiusura Fca per tre giorni ha ricadute sulle fabbriche di Terni, l’amministratore delegato dell’acciaieria: «Sono preoccupato»

di Mar. Ros.

Fca chiude per tre giorni, necessari ad una sanificazione degli stabilimenti nonché ad un adeguamento delle condizioni interne per garantire distanza tra i lavoratori. Nei siti produttivi Fiat Chrysler saranno messe in atto tutte le misure possibili per minimizzare il rischio di contagio tra i lavoratori. Tale decisione ha delle ripercussioni anche su Terni: Faurecia lavorerà sino al primo turno di venerdì poi si vedrà la settimana prossima. E rallenta intanto anche la produzione Ast direttamente collegata, ovvero quella del Tubificio.

Acciai Speciali Terni Era stato in un primo momento, ottimisticamente ipotizzato un incremento della produzione per Acciai speciali Terni, considerato lo stop della Cina e quindi la frenata della concorrenza asiatica; ma la corsa del Coronavirus è stata più veloce del previsto e sta mettendo a dura prova non solo l’intero sistema Paese ma ormai anche l’Europa e non solo: L’Oms ha dichiarato che non si tratta più di epidemia ma di pandemia. L’amministratore delegato di Ast, Massimiliano Burelli, ha avuto modo di spiegare le ripercussioni del rallentamento Fca, ai microfoni di Rai news 24: «L’impatto sul Tubificio di Terni è diretto». Nel frattempo in questo contesto difficile, oltre alle misure sin qui  adottate dal governo, si paventa lo stop delle attività produttive: «In Italia, nel settore dell’acciaio qualche azienda ha chiuso di sua spontanea volontà, noi andiamo avanti fin quando sussistono le condizioni per farlo». A tal proposito, sulla base di un accordo con i sindacati, da venerdì chi lavora su 15 turni in Ast, entrerà un’ora prima del solito per non affollare gli spogliatoi.

Fermata delle attività produttive Sull’eventuale stop, Burelli: «Poco efficace sarebbe la disposizione di chiusure singole o che insistono in un’area definita come può essere la Lombardia, perché in maniera indiretta si innescherebbero impatti lungo le filiere. Quindi se si decide di chiudere sia per tutti e allo stesso tempo. Servono azioni di sistema». In generale sul settore dell’acciaio, l’ingegnere, Ceo di Thyssenkrupp Italia afferma: «È in sofferenza da due anni complice l’avanzata asiatica in Europa. La recessione che si prospetta come conseguenza di quanto stiamo vivendo col Coronavirus, non ci consente di vedere un futuro roseo. Speriamo che le misure messe in atto dal governo siano efficaci, speriamo in un vaccino in tempi brevi e quindi il ritorno alla normalità. Con i presupposti di oggi non posso che essere molto preoccupato»

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