Lavoro: foto FAbrizio Troccoli

Dopo quattro giorni consecutivi di confronto, notti comprese, le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm e le associazioni datoriali Federmeccanica e Assistal hanno chiuso un’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. L’intesa prevede un aumento salariale complessivo di poco superiore ai 205 euro in quattro anni, una crescita dei flexible benefits, misure per ridurre la precarietà e un rafforzamento dei percorsi di formazione. Il documento, che introduce anche sperimentazioni sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione, dovrà ora essere sottoposto alla consultazione dei lavoratori.

Il settore coinvolge oltre un milione e mezzo di addetti distribuiti in più di trentamila imprese in tutta Italia. Il negoziato è durato diciassette mesi, con interruzioni del tavolo, quarant’ore di sciopero e un cambio al vertice di Federmeccanica, oggi guidata da Simone Bettini. Alla firma dell’accordo, avvenuta ieri, i tre segretari nazionali hanno parlato di un risultato raggiunto dopo una trattativa «molto sofferta». Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella hanno sottolineato di aver tutelato il potere d’acquisto dei lavoratori e rafforzato diritti considerati essenziali dalle rispettive categorie.

Dal fronte delle imprese, Bettini ha definito l’intesa «coerente con le condizioni di competitività e sostenibilità richieste dal contesto attuale». Sulla stessa linea Roberto Rossi di Assistal, mentre il vicepresidente di Confindustria Maurizio Marchesini ha parlato di un passo avanti che rafforza il ruolo dei contratti nazionali.

L’accordo distribuisce gli aumenti in più fasi: 28 euro a giugno 2025, poi 53 euro nel 2026, 59 nel 2027 e 65 nel 2028. Crescono anche i flexible benefits, tra i 200 e i 250 euro annui. Per il personale coinvolto nei cicli produttivi su ventuno turni è prevista una riduzione di otto ore dell’orario annuo, mentre i permessi retribuiti a fruizione collettiva salgono da cinque a sette giorni. Sul fronte dei contratti a termine, sarà possibile superare i dodici mesi solo a fronte di specifiche causali. Dal 2027 questa possibilità sarà vincolata alla stabilizzazione di almeno il venti per cento dei rapporti a tempo determinato precedenti.

In Umbria il rinnovo riguarda uno dei comparti più rilevanti del sistema produttivo regionale. Secondo Istat (dati 2022), il settore metalmeccanico nel suo complesso impiega circa 25 mila addetti, considerando la fabbricazione di macchine, apparecchi elettrici e prodotti in metallo. Si tratta di una componente essenziale dell’industria umbra, dove la manifattura rappresenta oltre il 21 per cento del valore aggiunto regionale, una quota più alta rispetto alla media nazionale. Le imprese del comparto, diffuse soprattutto nelle aree di Perugia, Foligno e Terni, registrano una presenza significativa di lavoratori con contratti a termine, elemento che rende particolarmente rilevanti le norme introdotte per la stabilizzazione.

L’incremento salariale e l’ampliamento dei permessi potrebbero incidere in modo rilevante sui redditi delle famiglie umbre. Secondo l’Osservatorio Inps, in regione oltre il 12 per cento dei lavoratori del settore metalmeccanico presenta livelli retributivi inferiori alla media nazionale, un dato che risente della dimensione ridotta delle imprese e della specializzazione produttiva. Anche per questo il rinnovo contrattuale è considerato un tassello importante in un contesto economico che, dopo la ripresa post-pandemica, registra segnali di rallentamento. L’ipotesi d’accordo apre ora la fase del confronto nei luoghi di lavoro, passaggio necessario prima della definitiva validazione del contratto.

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