SABATO, 20 GIUGNO 2026 AGGIORNATO ALLE 20:18

Posted inEconomia, spoleto

Consiglio di Stato dà ragione a ex board Bps: «Su richiesta commissariamento omesso esame critico»

(foto Fabriz)

di C.F.
Twitter @chilodice

«Il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) avrebbe dovuto avviare un’istruttoria autonoma o quantomeno una valutazione critica sulla proposta di commissariamento della Banca Popolare di Spoleto avanzata da Bankit».

Accolto ricorso ex board Questa, in sintesi, le motivazioni che hanno spinto il Consiglio di Stato ad annullare la sentenza del Tar del Lazio e ad accogliere il ricorso presentato dall’ex vicepresidente Bps Michelangelo Zuccari e dagli ex consiglieri d’amministrazione Claudio Umbrico e Marco Carbonari che avevano impugnato il decreto dell’8 febbraio 2013 con cui il Mef ha proceduto a porre in amministrazione straordinaria l’istituto di credito umbro e contestato lo stop impresso da Bankit all’aumento di capitale deliberato dall’ex Cda.

TUTTO SU BPS-SCS

«Il Mef avrebbe dovuto avviare istruttoria autonoma» Stando alle motivazioni espresse dal collegio dei giudici (presidente Giaccardi, consiglieri Russo, Greco, Migliozzi e Veltri) il Mef avrebbe dovuto avviare «un’istruttoria autonoma o quantomeno una valutazione critica sulla proposta di commissariamento avanzata dalla Bankit, che – si legge nella sentenza di secondo grado pubblicata lunedì sera – in qualità di autorità di vigilanza è l’unica a poter dare impulso al procedimento, anche se l’ordinamento attribuisce al Mef la facoltà di discostarsi dalla proposta della Bankit qualora non ritenga sussistenti i presupposti presentati al fine dell’attivazione dell’amministrazione straordinaria».

«Su richiesta commissariamento omesso esame critico» Ma attenzione perché il Consiglio di Stato mette in chiaro «da ciò non deriva l’illegittimità della motivazione del decreto di commissariamento bensì una censura sull’omesso esame critico delle gravi irregolarità e violazioni legislative, oltre che delle gravi perdite di patrimonio evidenziate nella proposta di Banca d’Italia». In questo senso, il collegio giudicante, che più volte ribadisce di muoversi entro il perimetro di competenza, «verificando cioè la logicità, congruità, ragionevolezza e adeguatezza del provvedimento» afferma: «Si ritiene contrario alle disposizioni legislative il decreto del Mef che rinvii puramente e semplicemente agli atti ispettivi della Banca d’Italia senza averne preliminarmente esaminato in modo analitico il contenuto» nel cui merito, squisitamente tecnico, il Consiglio di Stato non può entrare, esaurendo la propria giurisdizione con il controllo dell’iter amministrativo.

L’aumento di capitale negato da Bankit Analogamente, il Mef «avrebbe dovuto compiere un attento esame del credito, eventualmente al fine di richiedere ulteriori accertamenti su alcuni singoli elementi, onde valutarne l’andamento nel tempo» anche in considerazione «delle gravi perdite dovute alla revisione dei crediti a cui il Cda di Bps aveva deliberato di far fronte con l’aumento di capitale» stoppato da Banca Italia che se, al contrario, fosse stato autorizzato «avrebbe ragionevolmente fatto venir meno le gravi perdite del patrimonio poste a base del provvedimento di commissariamento». Ergo, la sentenza del Tar del Lazio che aveva respinto il ricorso di Zuccari, Umbrico e Carbonari è annullata.

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(foto Fabriz)

di C.F.
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«Il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) avrebbe dovuto avviare un’istruttoria autonoma o quantomeno una valutazione critica sulla proposta di commissariamento della Banca Popolare di Spoleto avanzata da Bankit».

Accolto ricorso ex board Questa, in sintesi, le motivazioni che hanno spinto il Consiglio di Stato ad annullare la sentenza del Tar del Lazio e ad accogliere il ricorso presentato dall’ex vicepresidente Bps Michelangelo Zuccari e dagli ex consiglieri d’amministrazione Claudio Umbrico e Marco Carbonari che avevano impugnato il decreto dell’8 febbraio 2013 con cui il Mef ha proceduto a porre in amministrazione straordinaria l’istituto di credito umbro e contestato lo stop impresso da Bankit all’aumento di capitale deliberato dall’ex Cda.

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«Il Mef avrebbe dovuto avviare istruttoria autonoma» Stando alle motivazioni espresse dal collegio dei giudici (presidente Giaccardi, consiglieri Russo, Greco, Migliozzi e Veltri) il Mef avrebbe dovuto avviare «un’istruttoria autonoma o quantomeno una valutazione critica sulla proposta di commissariamento avanzata dalla Bankit, che – si legge nella sentenza di secondo grado pubblicata lunedì sera – in qualità di autorità di vigilanza è l’unica a poter dare impulso al procedimento, anche se l’ordinamento attribuisce al Mef la facoltà di discostarsi dalla proposta della Bankit qualora non ritenga sussistenti i presupposti presentati al fine dell’attivazione dell’amministrazione straordinaria».

«Su richiesta commissariamento omesso esame critico» Ma attenzione perché il Consiglio di Stato mette in chiaro «da ciò non deriva l’illegittimità della motivazione del decreto di commissariamento bensì una censura sull’omesso esame critico delle gravi irregolarità e violazioni legislative, oltre che delle gravi perdite di patrimonio evidenziate nella proposta di Banca d’Italia». In questo senso, il collegio giudicante, che più volte ribadisce di muoversi entro il perimetro di competenza, «verificando cioè la logicità, congruità, ragionevolezza e adeguatezza del provvedimento» afferma: «Si ritiene contrario alle disposizioni legislative il decreto del Mef che rinvii puramente e semplicemente agli atti ispettivi della Banca d’Italia senza averne preliminarmente esaminato in modo analitico il contenuto» nel cui merito, squisitamente tecnico, il Consiglio di Stato non può entrare, esaurendo la propria giurisdizione con il controllo dell’iter amministrativo.

L’aumento di capitale negato da Bankit Analogamente, il Mef «avrebbe dovuto compiere un attento esame del credito, eventualmente al fine di richiedere ulteriori accertamenti su alcuni singoli elementi, onde valutarne l’andamento nel tempo» anche in considerazione «delle gravi perdite dovute alla revisione dei crediti a cui il Cda di Bps aveva deliberato di far fronte con l’aumento di capitale» stoppato da Banca Italia che se, al contrario, fosse stato autorizzato «avrebbe ragionevolmente fatto venir meno le gravi perdite del patrimonio poste a base del provvedimento di commissariamento». Ergo, la sentenza del Tar del Lazio che aveva respinto il ricorso di Zuccari, Umbrico e Carbonari è annullata.

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