Perugia quasi tre volte più veloce di Terni nel pagamento delle fatture ai fornitori. Ci sono anche i due capoluoghi umbri, perché non tutti quelli italiani hanno ancora fatto i compiti a casa, nella graduatoria stilata da Il Sole 24 ore che ha messo in ordine gli indicatori di tempestività di pagamento, che piazza al primo posto per efficienza e capacità finanziaria Trento, dove addirittura gli imprenditori riescono a riscuote con 22 giorni di anticipo sulla scadenza, mentre fanalino di coda Reggio Calabria che invece impiega 743 giorni per liquidare una fattura, seppur con alcune attenuanti.

Terni tra le 17 peggiori città italiane Tra i 17 capoluoghi più lenti nel pagamento c’è anche Terni dove il titolare di un’azienda può essere costretto ad attendere, secondo l’indicatore che fa riferimento al 2014, ben 213 giorni, praticamente più di 7 mesi. Troppo anche per la legge che fissa in 90 giorni l’attesa massima, ma da quest’anno si scende a 60, dopodiché scattano le sanzioni col rischio di assistere a un taglio ulteriore della spesa per beni e servizi, previsto anche il blocco delle assunzioni. L’indice, spiega il quotidiano economico, è omogeneo ma risente dell’operazione di pulizia sul pagamento di vecchi debiti, conteggiata per la determinazione del valore sulla tempestività.

Perugia: pagamenti in 78 giorni Rientra invece tra i Comuni che saldano entro i tempi i propri fornitori Perugia che secondo l’indicatore ha pagato nel 2014 entro 78 giorni, quindi in linea con gli obblighi di legge, anche se per restare nel perimetro dei ‘regolari’ pure per il 2015 Palazzo dei Priori dovrà premere l’acceleratore e scendere sotto l’asticella dei 60 giorni. In questo senso la prossima rilevazione è attesa entro il 30 aprile.

Forza Italia Terni all’attacco I pagamenti lumaca di Terni non sono sfuggiti al coordinamento comunale di Forza Italia intervenuto con una nota: «Non abbiamo fatto in tempo a gioire per il riconoscimento legato ai buoni servizi per gli animali che Il Sole 24 ore certifica il cronico ritardo accumulato dal Comune di Terni nel pagamento ai propri fornitori con una deprecabile performance, superata solamente da alcune città del Sud. Il comportamento dell’amministrazione locale è tanto più censurabile quanto più il contesto di crisi economica e sociale si fa maggiormente pressante. Che un’impresa possa fallire è un fatto negativo ma del tutto fisiologico in un sistema di libero mercato, diverso è quando una realtà economica si trova in gravi difficoltà a causa delle inadempienze delle istituzioni che dovrebbero essere le massime garanti della certezza del diritto e non solo. Quando la pubblica amministrazione non assolve al suo ruolo di garanzia viene meno quel patto fondativo alla base delle democrazie moderne e del vivere civile che possiamo condensare nell’espressione: “do ut des”. Un dare ed avere contraddistinto anche da tempi certi e, soprattutto, celeri che oggi a Terni mancano».