di Daniele Bovi
«E’ vero, forse prima compravamo troppo, ma ora stiamo tendendo al sotto-acquisto». Anche il secondo trimestre dell’anno, dopo i dati non positivi del primo, si chiude con il segno meno per quanto riguarda le vendite del commercio umbro. Secondo le risposte fornite dai 180 imprenditori sentiti dalla Camera di commercio nel suo Osservatorio economico dell’Umbria pubblicato lunedì, nel complesso il 43% delle imprese segnala un calo delle vendite rispetto al primo trimestre (solo il 14% parla di aumento). Un calo che rispetto allo stesso periodo dell’anno è del 6,7%. Leggendo più in profondità i numeri emerge quella che ormai è una costante, ovvero le migliori performance della cosiddetta grande distribuzione con le famiglie sempre più in cerca dello sconto e dell’offerta.
Tiene la Gdo Ipermercati e grandi magazzini infatti hanno aumentato le loro vendite dell’1,8% nel secondo trimestre dell’anno rispetto al 2011, mentre per gli altri è buio pesto: -9,1% per il commercio al dettaglio non alimentare e -7,1% per l’alimentare. Dati che proiettano un’ombra scura anche sul futuro: il 44% degli operatori intervistati prevede un terzo trimestre negativo caratterizzato da un calo ancora più marcato mentre solo il 21% indica un incremento. Anche qui però la differenza tra grandi e piccoli è sensibile. Oltre la metà degli ipermercati, supermercati e grandi magazzini prevede vendite in aumento e nel 41% dei casi stabili (solo il 2,5% si aspetta una riduzione). Percentuali che si ribaltano nel caso del commercio al dettaglio non alimentare con un segno meno nel 60% dei casi. La metà dei commercianti al dettaglio di prodotti alimentari invece si aspetta vendite stabili, il 32,5% in diminuzione e solo una fetta residuale, il 17,9%, un aumento.
MANIFATTURIERO, IN CALO ORDINI; FATTURATO E PRODUZIONE: IL FOCUS
E se dalla finestra l’imprenditore si affaccia e cerca di scrutare oltre il terzo trimestre il discorso non cambia: gli ipermercati nel 70% dei casi prevedono uno sviluppo della propria attività, percentuali che si abbassano drasticamente (tra l’11% e il 16%) per il commercio al dettaglio. Commercio al dettaglio che, bene che vada, nel 70% circa dei casi si aspetta stabilità. «Io non credo – dice Mencaroni – che questi numeri parlino della fine dei negozi cosiddetti di prossimità. Io credo che si evolveranno anche adattandosi alle basse capacità di spesa delle “nuove” famiglie come i single o le giovani coppie. C’è una fetta di mercato non servita o servita male».

