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lunedì 8 agosto - Aggiornato alle 18:17

Come il superbonus 110%, ora tocca alle imprese per produrre l’energia che consumano. Sul tavolo del Governo

La proposta parte dall’Umbria e approda al Mise, l’idea è di Michele Fioroni

Foto generica Archivio Fabrizio Troccoli

di Maurizio Troccoli

Se riuscissimo a rendere autonome, per l’energia, le imprese manifatturiere, dopo avere reso efficienti le abitazioni private con il super bonus 110%, avremmo compiuto un bel pezzo del lavoro, per rendere l’Italia meno dipendente dall’estero, meno inquinante e più moderna. E’ il ragionamento che avrà spinto l’assessore regionale umbro Michele Fioroni, coordinatore della commissione per l’Innovazione tecnologica e digitale della Conferenza Stato-Regioni, a ideare una formula che possa rendere possibile una rivoluzione ecologica. Fioroni, a cui non sono mancate accuse di visionarietà, prova a dare prova di capacità di visione, suggerendo, al Governo, una soluzione, molto meno impegnativa del superbonus, ma straordinariamente in grado di generare un meccanismo virtuoso. L’ha spiegato giovedì mattina il Sole24 ore che, tra i binari da seguire, indica quelli già utilizzati «per gli investimenti innovativi in beni strumentali, che hanno dato un impulso alla transizione digitale delle imprese attraverso il modello industria 4.0. E se quella dell’iperammortamento si è dimostrata una manovra particolarmente efficace, la richiesta dell’assessore umbro è oggi di osare di più».

L’idea di Fioroni Come modello di riferimento c’è quello mastodontico del superbonus 110%, «magari senza arrivare a quel livello di detrazioni, ma raggiungendo una copertura ben più alta di quella garantita attraverso gli iperammortamenti». «Fioroni  – continua il Sole 24 Ore – pensa a poche classi di investimento e un sistema di regole certe e stabili per favorire, in via prioritaria, progetti per il fotovoltaico e l’eolico ed anche cogenerazione e forme di efficientamento energetico come, ad esempio, i sistemi di riutilizzo del calore prodotto nei processi produttivi, senza sottovalutare le comunità energetiche, ‘per le quali sarebbe opportuno eliminare alcuni ostacoli normativi che ne impediscono la diffusione’».

Come procedere Fioroni indica sistemi di premialità, che possano interessare alle imprese per il vantaggio della defiscalizzazione della bolletta. Ne spiega la fattibilità: «Se la manovra del 110%, che ha interessato una platea potenziale di circa 28 milioni di abitazioni e 14 milioni di edifici, è costata circa 20 miliardi di euro, generando 8,75 miliardi di spesa per edilizia e un incremento del valore aggiunto di oltre 16 miliardi, un ipotetico superbonus rivolto alle imprese in campo di efficientamento energetico avrebbe esigenze di copertura molto inferiori perché legato a un potenziale numero di destinatari più basso e più gestibile rispetto al caos che si è generato con il 110%: una prima garanzia a tutela del contesto normativo». Fioroni ha parlato anche di vantaggi fiscali a lungo termine grazie al miglioramento della redditività delle imprese e dell’esclusione dell’industria energivora «per i quali si potrebbe pensare allo strumento dei contratti di sviluppo e ad accordi di innovazione».

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