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lunedì 30 gennaio - Aggiornato alle 05:42

«Col Payback dispositivi medici, in Umbria oltre mille addetti a rischio»

Decine di aziende sull’orlo del fallimento, Angelantoni (Confindustria): «Regione prenda le distanze dalla misura». Mercoledì il summit

Il cavaliere Gianluigi Angelantoni

di Maria Sole Giardini

«Un provvedimento illegittimo, vessatorio e che sottopone a grave rischi il settore sanitario». Sono le dure parole con cui il cavaliere del lavoro Gianluigi Angelantoni definisce il Payback dispositivi medici varato dal governo Meloni sulla scorta di una normativa proposta dall’ex premier e leader di Italia viva Matteo Renzi. Il presidente del Biomedical Cluster of Umbria in un’intervista a Umbria24 ha raccontato le misure che verranno messe in campo per contrastare il Payback sanitario. In Umbria 50 realtà sarebbero a rischio fallimento; già due le imprese che hanno presentato ricorso al Tar. Per mercoledì 28 dicembre è in programma un appuntamento importante in Regione per discutere della misura con la presidente Donatella Tesei. La speranza di Angelantoni è che «l’Umbria prenda le distanze dal Payback sanitario».

Budget sanitari sforati In ballo la restituzione di ingenti somme di denaro per sanare debiti risalenti al 2015-2016-2017 e 2018. Si chiama Payback sanitario e, secondo le testimonianze raccolte, rischia davvero di far fallire decine di aziende italiane che forniscono dispositivi medici. «Solo in Umbria sono 50 le realtà impegnate nel fronte della ricerca e dei dispositivi medici. Si va dalla strumentazione necessaria per la diagnostica, a quella per le analisi, per la conservazione di sangue, plasma ma il riferimento è anche a banali garze e cerotti. Una misura come il Payback  – tuona il Cavaliere – mette a serio rischio la sopravvivenza di queste aziende. Posso definirlo una provvedimento illegittimo e vessatorio per le imprese, a maggior ragione per le Pmi». «Per fare un esempio – prosegue Angelantoni – ogni azienda, a inizio anno, decide quanti ordini di materiali fare in base alle disponibilità economiche. Ma dall’altro lato c’è un obbligo per le aziende di non bloccare la fornitura di dispositivi poiché sarebbe una interruzione di pubblico servizio punito dalla legge». Per coloro che non pagano però questa normativa prevede la possibilità di rifarsi sulle forniture alle aziende ospedaliere (e questo rischia di generare effettivamente il collasso delle strutture sanitarie). «A queste aziende – spiega Angelantoni – viene chiesto il pagamento entro gennaio 2023 di ingenti somme risalenti agli anni 2015-16-17 e 18. Inoltre se non si paga per indisponibilità economiche lo stato blocca automaticamente il pagamento di fatture successive. Tutto questo è assolutamente assurdo e inaccettabile e pone grossi problemi al settore sanitario già fortemente in crisi».

Payback Angelantoni parla a nome di Biomedical cluster of Umbria, «punto di riferimento per le piccole e medie imprese che vogliono fare innovazione sulle scienze per la vita» – racconta -. Unisce ricercatori, aziende, scienziati e ha trovato il sostegno di Confindustria Umbria e università degli studi di Perugia, divenendo una punto di riferimento importante per chiunque voglia fare innovazione di un prodotto. Una realtà che facilita anche la ‘cross fertilization’ ossia un agire, stare insieme tra ricercatori per sviluppare idee innovative». Insomma una realtà importante nell’ambito biomedicale che si propone di essere a supporto della competitività del tessuto produttivo e di stimolo alla sua evoluzione all’insegna di collaborazioni strutturate e stabili nel tempo per la condivisione di competenze, capacità, tecnologie e opportunità economiche. Tra gli obiettivi anche l’attrazione nel territorio umbro di investimenti pubblici e privati per progetti di innovazione tesi a creare nuovi prodotti e nuove soluzioni per il benessere e la salute. «Una sinergia – spiega Angelantonoi – che, nel tempo, potrà dare tessuto produttivo alla regione e tradursi in nuove aziende, ricchezza per il territorio e posti di lavoro. Intendiamo valorizzare, a livello nazionale e internazionale, le potenzialità del territorio Umbro in chiave di innovazione tecnologica e sviluppo economico sostenibile, diventando un punto di riferimento per tutti gli stakeholders».

Confindustria e la mobilitazione nazionale Per far fronte a questa misura è scesa in campo anche Confindustria nazionale che ha chiesto la cancellazione della misura. «A questa richiesta si unisce poi la lotta singola delle imprese – precisa Angelantoni – sono già 200 le imprese che hanno presentato ricorso al Tar di competenza. Le stesse aziende sono anche scese in piazza per chiedere a gran voce una incontro con il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti. Incontro che però è stato incomprensibilmente negato».

Una legge che arriva da lontano «Questa è una legge bipartisan – ricorda Angelantoni -. Varata durante il governo Renzi, rimasta in silenzio col decreto aiuti bis e ora risvegliata dal governo Meloni». Durante la discussione della nuova manovra finanziaria, c’era però, tra gli emendamenti la proposta di sospensione del cosiddetto Payback. La modifica però a quanto pare non ha trovato spazio di approvazione. «Un duro colpo per tutte le aziende che producono dispositivi medicali e che lascia l’amaro in bocca soprattutto se si pensa che con un emendamento in commissione Bilancio si è deciso di spalmare su cinque anni i debiti calcistici invece non si è fatto nulla per il Payback sanitario che rischia di far fallire decine e decine di imprese. Per quanto riguarda noi – precisa Angelantoni – le cifre sono ancora sostenibili, ma ci arrivano notizie di piccole aziende chiamate a pagare milioni di euro. Ci sono aziende che andranno a contribuire per cifre pari al 30% del loro fatturato. Una spesa insostenibile. Dato che la pandemia non è terminata, tutto questo significa sottoporre il settore sanitario a gravi rischi». Tra le 200 imprese italiane che hanno fatto ricorso ce ne sono anche umbre tra cui l’impresa di Angelantoni: «Faremo certamente ricorso al Tribunale amministrativo per l’assurdità del principio».

Tavolo Regionale Il 28 dicembre, intanto, è in programma su questo tema un tavolo in Regione per affrontare la questione. «Spero di vedere la presidente Tesei. Chiederemo che prenda le distanze dal Payback nella Conferenza Stato-Regioni. Le chiederemo di battersi per portare a bilancio i servizi congruenti. Tutto questo non a beneficio delle imprese ma soprattutto per tutti i cittadini umbri e per i lavoratori. Nella nostra Regione sono 1.200 gli operatori del settore dei dispositivi medici; un numero non banale e speriamo che la Regione possa darci questo sostegno. Sappiamo che nel settore che un deficit di 200 milioni, accumulato anche dagli aumenti delle spese durante il periodo della pandemia, di questi lo Stato ne ha ricavati solo 30. Difficile fare budget con queste cifre».

 

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