Cesaretti oggi durante l'assemblea di Confindustria (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

L’industria manifatturiera, compresa quella della regione, è «come un pugile stremato che barcolla sul ring in attesa del gong». Usa questa metafora il presidente di Confindustria Perugia, Ernesto Cesaretti, nella sua relazione che ha aperto lunedì pomeriggio l’assemblea degli industriali dal titolo «Uniti contro la crisi». Davanti al numero uno dell’associazione, Giorgio Squinzi, e alla presidente della Regione Catiuscia Marini, Cesaretti ha spiegato che sotto i colpi della crisi «una parte non irrilevante dell’apparato produttivo è a rischio». Una prima parte di relazione dura, «uno sfogo» dice Cesaretti, dove si mette nel mirino il sistema bancario, «arroccato nelle comode certezze del rating», una pubblica amministrazione che vive «in un mondo parallelo» e che continua ad essere «di ostacolo allo sviluppo», la pressione fiscale e quei casi di politici che sono andati «all’arrembaggio dei soldi pubblici». Otto pagine dove però sembra mancare un elenco delle responsabilità che il sistema delle imprese ha avuto ed ha in questi anni di crisi economica.

IL DIBATTITO SQUINZI-MARINI MODERATO DA SERGIO RIZZO

Il caso Outokumpu Di fronte a Squinzi , al quale è stato chiesto un impegno, Cesaretti ha parlato del caso Outokumpu e delle acciaierie di Terni. Martedì a Roma si terrà l’incontro tra ministero dello Sviluppo economico e Outokumpu, al quale parteciperanno anche le istituzioni umbre, e sullo spezzatino che l’azienda ha prospettato il presidente dice che si tratta di un’opzione «da contrastare senza indugio». Lo smembramento «metterebbe a repentaglio la sopravvivenza dell’azienda con immenso danno per la città e per la regione. Occorre scongiurare soluzioni devastanti per le prospettive occupazionali ed industriali di Terni». Rispondendo alle domande dei giornalisti, Squinzi ha detto di essere stato «in Finlandia recentemente, ho incontrato anche il primo ministro e i finlandesi mi sembravano molto convinti di andare avanti».

Non deporremo le armi Tornando al tema al centro dell’assemblea, Cesaretti promette che «non deporremo le armi», che «ce la metteremmo tutta per uscire dalla crisi» e che «quando la tendenza si invertirà noi ci saremo» . Le imprese però «sono stremate» e c’è «sconforto quando non riusciamo a vedere la fine del tunnel». La sensazione è quella «di essere rimasti soli: vicino a noi chi c’è?». Confindustria a parte, «non vedo nessuno». Nella sua analisi Cesaretti sostiene poi che non c’è stata una reazione corale e che si sta perpetrando la scissione tra chi è garantito e chi è protetto. In questo quadro «molte imprese umbre – dice – rischiano di non farcela più». Le motivazioni principali non stanno, secondo Cesaretti, in una perdita o in una scarsa competitività ma nella caduta della domanda interna dalla quale dipende in larga parte il tessuto produttivo della regione. Un dato «che pare sfuggire alla sensibilità dei sindacati» che tendono «ad addossare agli imprenditori e alle loro associazioni la responsabilità di quanto siamo vivendo».

Lo sganciamento «Ora – prosegue – è fondato in prospettiva il rischio di sganciarci dall’area centrale del paese e dalla dorsale adriatica». Uno «sganciamento» che si basa sull’analisi di alcuni numeri come quelli del reddito pro capite, del tasso di apertura internazionale e del reddito da lavoro dipendente. In sintesi, «si fatica a tenere il passo con i valori medi del Paese». Guardando al futuro, comunque, Cesaretti fa sfoggio di «moderata fiducia» anche se la domanda interna non riprenderà vigore prima del 2014. Le imprese umbre, pur soffrendo di un male atavico, «sul quale è indispensabile intervenire» come quello della bassa produttività, «hanno le carte in regola per agganciare la ripresa» ma ognuno deve fare il suo ruolo.

Cambiamento Le imprese «devono confrontarsi con maggiore determinazione sul tema del cambiamento», mentre le istituzioni, comprese quelle regionali, devono fare di più: «Servono i loro sforzi – spiega Cesaretti – che sebbene appezzabili non sono sufficienti». Il presidente porta ad esempio la legge sulla semplificazione che dopo un anno «deve ancora essere attuata del tutto». Al governo invece Cesaretti chiede una riduzione del cuneo fiscale e un «superamento dell’Irap», mentre ai sindacati di lavorare «per raggiungere accordi capaci di favorire l’aumento della produttività, intervenendo sull’organizzazione del lavoro, sugli assetti per della contrattazione e sugli orari effettivi di lavoro». Secondo Cesaretti infatti serve «più flessibilità nel gestire orari di lavoro e organizzazione».

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