«La platea dei cassintegrati è destinata a crescere». A dirlo sono il segretario regionale della Cgil Mario Bravi e Giuliana Renelli, membro della segreteria. L’allarme di Bravi e Renelli riguarda in particolar modo la cassa integrazione in deroga. «Riceviamo con interesse – spiegano i due – il comunicato della Regione che annuncia la garanzia da parte del governo per le risorse per la cassa in deroga anche per il 2014. Al momento però i fatti sembrano andare in direzione opposta». «Finanziamenti col contagocce – aggiungono -, incertezza sui tempi, stretta sui criteri di concessione e difficoltà ad arrivare a fine anno rispetto alle necessità: in Umbria questo è il quadro, per niente rassicurante, per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali in deroga. Quadro a cui si aggiunge il grave, quanto incomprensibile, rinvio del decreto sull’emanazione da parte del governo della quarta tranche di finanziamento».
In attesa dei soldi Secondo Bravi e Renelli le autorizzazioni finora adottate da palazzo Donini arrivano al mese di luglio «ed esauriscono i finanziamenti a disposizione. Siamo in attesa – dicono – della liquidazione dei circa 10 milioni della terza tranche già finanziata, ma non dimentichiamo che il fabbisogno potrebbe notevolmente lievitare in considerazione del fatto che per i primi giorni del mese di novembre tutti gli operai della ex Merloni esauriranno gli ammortizzatori ordinari e ricadranno nella deroga. Quindi, la platea dei già oltre 13 mila interessati è destinata ad ampliarsi notevolmente. Cosa ancora più grave è che siamo ancora in attesa di risposta per tutti quei lavoratori che, licenziati nel 2012, non hanno visto riconosciuto l’intero periodo di mobilità previsto nell’accordo di quell’anno».
Accordo da rispettare Quello sulla cassa e mobilità in deroga per il 2012 infatti concedeva sei mesi di mobilità retribuita, così come riportavano i decreti autorizzati. «Eppure – continuano Bravi e Renelli -, gli ultimi ad aver avuto retribuiti i 6 mesi di mobilità sono stati i licenziati nel mese di giugno 2012, per tutti gli altri mesi a seguire il beneficio si è gradualmente ridotto. Ricordiamo inoltre, per completezza di informazione, che nella revisione dell’accordo per il 2013, lo scorso marzo, insieme a Cisl e Uil abbiamo chiesto, con tanto di dichiarazione a verbale, una soluzione nei finanziamenti del 2013 per questi lavoratori. Ad oggi però tale soluzione non è arrivata e, se il prosieguo è quello che sembra profilarsi, forse per questi lavoratori non resta che la mobilitazione e le vie legali».
L’incontro Più in generale si pone il problema di come affrontare la crisi della fascia appenninica, tema trattato durante l’incontro di sabato promosso dai Comuni di Costacciaro, Fossato di Vico, Scheggia-Pascelupo e Sigillo che aveva al centro la nuova programmazione dei fondi strutturali europei 2014-2020 e le possibilità che questi potranno offrire a questa zona in crisi. «La Regione – ha promesso la presidente Catiuscia Marini – sta già lavorando ad una specifica azione per la valorizzazione delle aree interne della fascia appenninica, che sarà inserita nel più vasto programma di utilizzo dei fondi comunitari per il prossimo settennato 2014-2020». Sette anni nel corso dei quali l’Ue e il governo hanno messo a disposizione di queste aree uno strumento: «Tra i diversi obiettivi che la nuova fase dei fondi comunitari deve cercare di realizzare – ha detto infatti il direttore dell’area Programmazione strategica della Regione Lucio Caporizzi – c’è anche quello relativo alla valorizzazione delle cosiddette ‘aree interne’. Con questa azione dovremo cercare di rompere il ‘circuito vizioso’ che ha determinato l’abbandono e la marginalizzazione delle aree montane».
Lavoro comune Da parte loro i sindaci di queste aree hanno sottolineato la necessità di un lavoro comune: «affinché le comunità locali – ha detto il sindaco di Costacciaro, Rosella Bellucci – svolgano un ruolo attivo e da protagonisti nella individuazione delle linee strategiche per lo sviluppo di questi territori. Dobbiamo essere protagonisti di una programmazione negoziata tra enti locali e Regione e mettere al centro di questa azione la vocazione dei nostri territori, partendo dallo straordinario patrimonio ambientale e paesaggistico rappresentato innanzitutto dal Parco del Monte cucco. Dobbiamo lavorare ad un piano di sviluppo che possa guardare al futuro delle nostre comunità».
