Una sede della Casse di risparmio dell'Umbria (foto Fabrizi)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

«Inviare la presente, è l’ultimo gesto disperato che ci permettiamo di fare». E’ il 18 luglio scorso quando, a Spoleto, 13 dipendenti della società che gestiva alcuni servizi accessori come ad esempio centralino e posta per le ex Casse di risparmio di Foligno e Spoleto (e delle rispettive Fondazioni), ora acquistate da Intesa Sanpaolo che insieme a quelle di Terni-Narni e Castello le ha trasformate nelle Casse dell’Umbria, prendono carta e penna e scrivono ai vertici della banca. In primis al dg Vanni Bovi, poi al presidente del cda Alberto Cianetti e di seguito a tutti i membri del consiglio di amministrazione».

La lettera Una pagina piena di dignità e di grande sofferenza, pervasa quasi da un senso di tradimento da parte della «famiglia» alla quale si appartiene da anni. Questi 13 dipendenti infatti alla metà di giugno hanno ricevuto il preavviso di licenziamento: «Dopo la fusione – ha detto giovedì Sauro Piccioni della Cisl, che ha tenuto insieme a tutti gli altri sindacati una conferenza stampa sulla situazione del credito nella regione e sul ventilato spostamento dei centri decisionali di Casse dell’Umbria a Firenze – hanno cancellato tutto. Rimangono tre part time a 300 euro: uno ha detto no perché viene da Norcia e non ci paga neanche il gasolio».

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA

Gesto disperato «Inviare la presente – scrivono all’inizio della lettera, è l’ultimo gesto disperato che ci permettiamo di fare, al fine di mettere in luce il tragico epilogo, sempre alimentato da false speranze, della nostra situazione lavorativa». I 13 raccontano il «decennio dove abbiamo gestito egregiamente il nostro lavoro all’interno del gruppo Intesa» e di quelle Casse «dalle quali siamo sempre stati considerati parte della “famiglia”». Poi, «lo sgomento è stato forte» una volta arrivato il preavviso di licenziamento. «Non che non fossero nell’aria grandi cambiamenti, solo che mai ci saremmo aspettati un simile finale, privo di tutta l’umanità che ha sempre contraddistinto i nostri rapporti». Alla lettera di licenziamento sono seguite le promesse, perché gli era stato detto che «quello era l’atto dovuto per poter continuare la nostra collaborazione sotto un’altra forma».

CR UMBRIA, CENTRI DECISIONALI VIA DALLA REGIONE: PROTESTA DEI SINDACATI

Realtà e promesse Passano le settimane e la realtà viene a galla «attraverso fonti non ufficiali». Per i 13 non c’è speranza, verranno «assorbiti» solo in tre a 300 euro al mese per il servizio portineria «ma all’occorrenza anche per tutti gli altri servizi che abbiamo sempre svolto». Il lavoro nelle ex Casse era l’unica fonte di reddito per questi uomini e per queste donne: «In questo lavoro – scrivono – abbiamo nutrito le speranze nostre e delle nostre famiglie». Ai vertici chiedono perciò «un intervento urgente» e rivolgono quella che sembra una preghiera: «Chiediamo a tutti voi, che per mezzo di Casse di risparmio dell’Umbria avete la missione di essere vicini alle famiglie e al territorio, di non lasciare che la nostra richiesta di aiuto rimanga vana». Ad oggi, spiegano i sindacati, non c’è stata alcuna risposta. «Magari a luglio erano in ferie – dicono – ma ora saranno tornati no?».

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