Quasi 30 mila i lavoratori umbri in cassa integrazione

di D.B.

I cassintegrati umbri sfiorano quota 30 mila, con un aumento tra gennaio e luglio 2012, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, del 37,2%. A dirlo è la Cgil dell’Umbria che venerdì mattina, a Perugia, ha tenuto una conferenza stampa sulla situazione occupazionale ed economica della regione e sul percorso di riforme intrapreso dalla giunta. Secondo i numeri elaborati dall’Osservatorio nazionale del sindacato di Susanna Camusso, i cassintegrati sono 29.469 di cui 14.735 a zero ore. La Cgil fa poi notare come il dato umbro (+37,2%) sia di gran lunga superiore a quello italiano (8,76%): «L’Umbria – dice Mario Bravi, segretario regionale della Cgil – è tra le regioni del Centro-Nord dove c’è l’aumento più consistente nel ricorso alla cassa integrazione e, a livello nazionale, siamo preceduti solo da Sicilia e Basilicata». «Se a questo – prosegue – aggiungiamo il numero dei posti di lavoro persi (seimila solo nell’edilizia) e l’elenco delle vertenze aperte il quadro che ne deriva è sempre più preoccupante».

Vertenza Umbria Bravi punta poi il dito contro il governo nazionale, colpevole di non portare avanti una politica industriale, e rilancia la necessità di aprire una «Vertenza Umbria» proprio con il governo di Roma sulle vicende che da anni stanno intessando il territorio umbro. Il discorso di Bravi vira poi sul capitolo riforme partendo dal punto dolente di Umbria Mobilità i cui soci, proprio venerdì, hanno deciso un aumento di capitale da almeno 20 milioni di euro per cercare di risolvere la crisi di liquidità che sta vivendo l’azienda. Difficoltà che Bravi imputa «alle scelte sbagliate della direzione aziendale: ora occorre operare con chiarezza per difendere il lavoro della società e insieme il diritto alla mobilità dei cittadini umbri». La Cgil dà poi un «giudizio positivo» del confronto avviato con la Regione sulla riforma della sanità, sull’assetto endoregionale e sui servizi pubblici locali.

No a una regione monoprovinciale Un no secco arriva invece sulle misure connesse alla spending review e sull’ipotesi, sempre più probabile, di un’Umbria «monoprovinciale». «Ribadiamo la necessità – dice ancora Bravi – di un riordino delle province valorizzando anche l’identità e la storia di tante città e territori che integrate in una logica di rete, costituiscono una ricchezza e un possibile futuro per questa regione». Tutti temi che confluiranno dentro il documento che il sindacato si è impegnato a stilare entro il mese di agosto e che verterà proprio sul rapporto tra sviluppo, lavoro e nuovo regionalismo. Un documento «che sarà oggetto di confronto a 360 gradi – conclude Bravi – con tutti i soggetti politici, istituzionali e sociali della nostra regione».

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