Un'area delle acciaierie (©Fabrizio Troccoli)

Si terrà venerdì al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il tavolo di aggiornamento sull’ancora atteso Accordo di programma chiesto da Arvedi per investire su Acciai speciali Terni. A seguito di numerosi vertici sfumati nel nulla e scadenza disattese, a quanto pare il tema dei temi resta il nodo energia. Sugli investimenti sin qui effettuati, il cavaliere ha tenuto a fare recentemente il punto con i dipendenti, ma non ha lesinato critiche al Governo, per l’assenza di politiche energetiche tali da rendere competitive le industrie italiane. E proprio sull’esecutivo si concentra l’attenzione di Augusto Magliocchetti di Federmanager.

Tavolo Ast al Mimit «Ci si prepara -scrive alla vigilia del tavolo – con un misto di speranza perché i tempi più che maturi ormai sono allo sgocciolo e un bagaglio di diffidenza visti i risultati inesistenti dei precedenti appuntamenti. Vorremmo poter confidare che gli interlocutori si apprestino a mettere sul tavolo tutte le carte disponibili la prima delle quali è sapere quale soluzione si intende perseguire per ridurre l’impatto dei costi energetici che sta mettendo fuori mercato la siderurgia italiana e, di conseguenza, anche quella ternana. Il bando ‘Energy Release’ – argomenta- si è chiuso anche se le assegnazioni promesse per i primi giorni del mese di aprile ad oggi non sono state rese pubbliche e ci sono solo indicazioni generiche sulla circostanza che le pratiche siano in lavorazione. Come ha reso pubblico il Mase sono state presentate 559 istanze che coinvolgono circa 3.400 soggetti energivori. La richiesta, a fronte di una disponibilità di 24 TWH annue di energia da fonti rinnovabili del bando, è stata superiore ai 70 TWh con la logica conseguenza che il fabbisogno degli energivori potrà essere coperto da questo strumento per meno di un terzo delle aspettative».

Magliocchetti «È evidente che sarà necessario implementare il target delle disponibilità per cui troviamo logico che da più parti si stia insistendo perché anche i quantitativi che si renderanno disponibili con i bandi (del FER 2 e FER X) possano essere, almeno in parte, assegnati a settori industriali. Ma nel breve termine – incalza Magliocchetti – è necessario che il Governo introduca alcuni correttivi alla struttura dei prezzi dell’Energia che consentano alle aziende italiane una riduzione del gap di costo rispetto agli altri produttori europei. La pubblicazione della Terna relativa alla produzione/consumo di energia elettrica del 2024 ci consente di cogliere la seguente situazione: il consumo italiano nell’anno è stato pari a 312,3TWh coperti per circa 83% dalla produzione nazionale mentre la restante parte è a carico del saldo con l’estero; l’articolazione della produzione nazionale vede il 42,5% assicurato da fonti non FER mentre il 41,2% da produzioni rinnovabili. A sua volta l’energia da FER prodotta è attribuibile per il 4,1% a fonti GEO, il 40,5% dall’idrico, il 17,2% dall’eolica, il 28% dal fotovoltaico mentre il restante 10,2% deriva dal processo di biomasse».

Il nodo costi «Nonostante il peso non irrilevante delle fonti FER i prezzi continuano ad essere calcolati sulla base dei costi di produzione di energia da impianti termici (gas e carbone) di mediaperformance. In questi anni sono sotto gli occhi di tutti gli extra profitti che le società di distribuzione hanno maturato sulle rinnovabili. Il settore ha ricevuto negli ultimi 15 anni circa 220 miliardi di euro di incentivi per cui non ci sarebbe nulla di scandaloso se gli 8 miliardi di euro (questa è una stima riportata dal Sole 24 ore circa gli extra-profitti) possano essere usati per contratti di lungo periodo (Ppa- Power Purchease Agreement) a costi contenuti fuori dal listino di Borsa da destinare ad aziende energivore in forma individuale o consorziale. Si impone, altresì, una revisione – aggiunge l’esponente di Federmanager Terni – della filiera del prezzo dell’energia destinata all’industria magari scorporando gli oneri parafiscali dalla bolletta, tema questo già discusso da tempo e indicato anche dall’Autorità di settore in diverse occasioni. Alcuni Paesi hanno già intrapreso questa strada. Nel medio termine confidiamo che il Ministro dia una indicazione circa lo sforzo del Governo per un disaccoppiamento e valorizzazione dell’energia prodotta da risorse caratterizzate da alti costi di investimento iniziale (es fotovoltaico) da quelle generate da alti costi operativi (quotazioni delle commodity con alta volatilità) così come si possa affrontare in maniera trasparente la materia delle concessioni idroelettriche infrastrutture pubbliche rilevanti sia per gli obiettivi di decarbonizzazione che per supportare un modello di sviluppo industriale sostenibile».

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