Applicazione territoriale del Protocollo nazionale sul rischio climatico, regole uniformi per stop e pause nei cantieri, ricorso semplificato alla Cassa integrazione, più controlli e tutele per i lavoratori esposti alle alte temperature. Sono queste le richieste principali dei sindacati umbri a proposito del caldo estremo nei cantieri.
Il tavolo Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil dell’Umbria in una nota chiedono alla Regione l’apertura di un confronto permanente per attuare sul territorio il Protocollo quadro nazionale sulle emergenze climatiche nei luoghi di lavoro, recepito con un decreto ministeriale nel luglio 2025. L’obiettivo è definire misure strutturali per proteggere i lavoratori esposti alle ondate di calore, soprattutto nei settori più a rischio come edilizia, cantieri stradali e lavorazioni all’aperto. La richiesta arriva mentre le alte temperature iniziano a interessare diverse aree del Paese, Umbria compresa dove già a fine maggio si registrano notti tropicali. Per le organizzazioni sindacali il fenomeno non può più essere affrontato con interventi temporanei o straordinari, ma richiede «un quadro stabile di norme e tutele» capace di garantire prevenzione e sicurezza in modo continuativo.
I numeri Secondo i sindacati, gli eventi di calore estremo provocano ogni anno oltre 4mila infortuni in Italia. I rischi riguardano in particolare colpi di calore, stress termico ed esaurimento fisico nei luoghi di lavoro più esposti. Un problema destinato a crescere anche a livello globale. L’Organizzazione internazionale del lavoro stima infatti in oltre 2,4 miliardi le persone esposte a condizioni di caldo eccessivo durante l’attività lavorativa, con una quota passata dal 65,5 al 70,9 per cento della forza lavoro mondiale dal 2000 a oggi.
Il documento Il Protocollo nazionale firmato da ministero del Lavoro e parti sociali stabilisce linee guida operative obbligatorie per le aziende. Tra le misure previste ci sono la rimodulazione degli orari di lavoro per evitare le fasce più calde della giornata, pause obbligatorie in aree ombreggiate o climatizzate, disponibilità costante di acqua fresca e dispositivi di protezione adeguati allo stress termico. Il provvedimento introduce anche procedure semplificate per il ricorso alla Cassa integrazione guadagni ordinaria nei casi di sospensione o riduzione delle attività dovute alle condizioni climatiche. Il caldo estremo viene riconosciuto come causa oggettiva di forza maggiore, anche in presenza di temperature inferiori ai 35 gradi quando umidità e tipologia di lavorazione aumentano il rischio per la salute.
Servono regole Per Fillea, Filca e Feneal è ora necessario “tradurre” le regole nazionali nelle specificità umbre. Le sigle chiedono quindi criteri uniformi per la sospensione delle attività su tutto il territorio regionale, il coordinamento dei controlli con Ispettorato del lavoro e Usl e protocolli con gli enti appaltanti pubblici per evitare penalizzazioni alle imprese nei casi di rallentamenti dovuti agli stop per il caldo. I sindacati indicano inoltre come prioritaria la revisione della valutazione dei rischi aziendali, con particolare attenzione a microclima e stress termico, insieme al rafforzamento della formazione, dell’informazione e della sorveglianza sanitaria per i lavoratori.
L’ordinanza Per affrontare almeno in parte il problema la scorsa estate con un’ordinanza firmata il 13 giugno scorso, la Regione aveva introdotto il divieto di lavoro dalle 12.30 alle 16 nei cantieri edili all’aperto e nei settori agricolo e florovivaistico nei giorni classificati a rischio “alto” dal sistema Worklimate di Inail e Cnr. L’ordinanza prevedeva deroghe solo per servizi pubblici essenziali e attività urgenti, imponendo comunque misure alternative di protezione. Per le organizzazioni sindacali, però, il nuovo tavolo regionale dovrebbe consentire di superare la logica delle ordinanze emergenziali estive e costruire un sistema stabile e condiviso di prevenzione legato sia alla sicurezza nei cantieri sia agli ammortizzatori sociali.
