Il 2024 segna un drastico calo del prezzo delle uve del Sagrantino Docg. Il dato emerge in occasione del Vinitaly dove è stata presentata lpanalisi realizzata da Bmti sui dati Istat. L’uva d’oro dell’Umbria ha subito un calo del prezzo pari al 22% e la ragione, secondo lo studio, risiederebbe nel recupero della produzione. Insomma il mondo del vino maggiormente richiesto dai mercati internazionali è nel mezzo di una forte turbolenza determinata non soltanto dalle tendenze dei mercati, dalle minacce del clima e dal conseguente valore di mercato dei vitigni, ma anche dagli scenari tutti da valutare dei dazi di Trump.
Per avere un termine di paragone di quello che può significare l’impatto dei dazi sull’export del vino umbro e in generale di quello italiano, Marco Caprai, uno dei grandi esportatori umbro, al Vinitaly ha detto: «Un aumento del 20% all’origine, negli Stati Uniti si moltiplica per tre passaggi di licenza commerciale. Un solo euro in più si trasforma in sette dollari al consumatore finale». Rispetto alla contromossa di diversificare i mercati, come indica la proposta di Cna Umbria, Caprai è chiaro: «Non esiste alcun nuovo mercato in grado di compensare una diminuzione dell’export verso gli Usa, che valgono un quarto del totale. Possiamo crescere un po’ in Sud America, in Canada, in Asia, ma il divario resta enorme».
Rispetto al 2023 cali del -25% s registrano anche per l’uva per il Barolo e del -44% per il Morellino di Scansano. I volumi di uve da vino in Italia sono tornati a superare i 65 milioni di quintali, +12,7% rispetto all’anno precedente, ma inferiori agli oltre 70 milioni di quintali raccolti nel triennio 2020-2022.
In Veneto, ad esempio i prezzi delle uve Amarone e Recioto sono diminuiti del 13%, dell’8% per il Valpolicella e del 9% per il Prosecco Conegliano Valdobbiadene. In Friuli-Venezia Giulia sono stabili quelle per Pinot grigio, Chardonnay, Friulano e Ribolla Gialla. In Piemonte, invece, sono scese del 7% quelle del Barbera d’Asti, invariate invece per il Moscato Docg. In controtendenza la Lombardia, dove l’andamento delle uve destinate alla produzione di Franciacorta e della Lugana hanno subito rispettivamente un rialzo del +5% e del +7%. In Emilia-Romagna, sono stabili i prezzi per il Lambrusco. In Toscana, dopo la flessione del 2023, la produzione di uve da vino registra un aumento del 35%. I prezzi per il Brunello di Montalcino sono scesi di quasi il 20%, flessione analoga anche per il Chianti Classico e il Bolgheri rosso. Anche in Abruzzo, il recupero produttivo ha impresso un calo ai prezzi delle uve da vino. Dopo gli aumenti del 2023, le quote sono scese del 9% per il Pecorino d’Abruzzo e del 2% per il Montepulciano d’Abruzzo.
