Nazzareno D'Atanasio (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi
Twitter @chilodice

«La Spoleto Credito e Servizi (Scs) è determinata a rimanere socio di maggioranza della Banca Popolare di Spoleto (Bps). E le tre trattative in essere per l’individuazione di un azionista che sostituisca il Monte dei Paschi di Siena (Mps) ruotano intorno a questo presupposto, che io condivido». Torna a parlare a un mese dalla scadenza del 31 gennaio, termine ultimo per chiudere l’operazione da 103 milioni di cessione delle quote Mps il presidente della Bps Nazzareno D’Atanasio.

Banca del territorio E lo fa non solo per offrire la bussola sull’imminente futuro dell’istituto di credito «spoletino e umbro», ma anche e soprattutto per chiarire il ruolo che palazzo Pianciani, nonostante il terremoto giudiziario e le ispezioni della Banca d’Italia, continua ad avere nell’economia della regione. «Nel 2012 solo alle piccole e medie imprese dell’Umbria abbiamo concesso crediti per circa 350 milioni di euro, realizzando un +12% rispetto all’anno precedente». In altre parole: «Se un’azienda umbra in difficoltà si presenta da noi con un piano industriale serio e credibile noi apriamo evitando di paralizzarci sul rating, non credo che le altre banche facciano lo stesso». E se il messaggio non fosse sufficientemente chiaro arriva anche un altro dato: «Vantiamo 3 miliardi di crediti esigibili, di cui 2 sono concentrati in Umbria, 500 milioni nel nord e altri 500 nel centro-sud, senza la Bps in Umbria ci sarebbero problemi seri».

La quote Mps Ed è in quest’ottica che resterebbe ancora aperta la possibilità dell’ingresso, magari non in blocco, delle Fondazioni delle Casse di Risparmio Umbre tutte «molto liquide» e già finite al centro dell’appello del 31 ottobre scorso lanciato dal dg Francesco Tuccari. Anche se la partita vera, almeno per il momento, continua a giocarsi su tre fronti con altrettanti istituti di credito «tutti italiani e tutti del centro nord». Di nomi, naturalmente, neanche l’ombra, ma da più parti si vocifera di una trattativa serrata con una Popolare con cui far quadrato, spingendo Bps nel cuore di nuovi territori, possibilmente «meno malmessi dell’Umbria». Una strategia, del resto, già tratteggiata, tra le altre, con l’apertura di nuove filiali, si è quota 104. Sull’operazione vigila naturalmente la Banca d’Italia che ha già stoppato le mire di fondi d’investimento stranieri. I tempi comunque stringono e palazzo Pianciani si prepara a vivere un inizio anno frenetico.

L’inchiesta giudiziaria Ma nell’incontro con la stampa il presidente D’Atanasio ha anche riferito della delicata inchiesta giudiziaria e dei 17 avvisi di garanzia notificati dalla procura di Spoleto ai vertici dell’istituto di credito e alcuni imprenditori. «Camillo Latto (numero uno dell’internal auditing di Bps, ndr) ha concluso l’indagine interna e nella relazione, consegnata anche al pm e alla Banca d’Italia, non è emersa alcuna facilitazione nella concessione di quei finanziamenti che hanno seguito una procedura regolare. I controlli interni sono stati decisamente incrementati, ma la mia impressione è che al gran polverone sollevato non corrisponda la realtà dei fatti».

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