La Banca Popolare di Spoleto (foto Fabrizi)

«Le gravi perdite patrimoniali di Banca popolare di Spoleto erano solo uno dei presupporti per i quali era stata avviata la procedura, motivata anche dall’autonomo presupposto delle gravi irregolarità nell’amministrazione e gravi violazioni normativi».

Decreto sanante del Mef Questo si legge nel decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) che di fatto conferma la correttezza nel merito del commissariamento di Bps e sana ora per allora i difetti di istruttoria rilevati dal Consiglio di Stato, di fronte al quale alcuni ex amministratori di palazzo Pianciani avevano impugnato gli atti e contestato la procedura. A firmare il decreto il ministro Pier Carlo Padoan dopo la sentenza dei giudici della Quarta sezione e una nota informativa richiesta e ricevuta da Banca d’Italia sulla delicata vicenda.

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Commissariamento di Bps corretto Nel decreto del Mef si legge: «Le gravi perdite patrimoniali di Bps riportate nella proposta di commissariamento di palazzo Koch costituivano solo uno dei presupporti per i quali era stata avviata la procedura, tenuto conto – si legge nell’atto – che l’avvio dell’amministrazione straordinaria era motivato anche dall’autonomo presupposto delle gravi irregolarità nell’amministrazione e gravi violazioni normativi».

Aumento di capitale E poi sullo stop all’aumento di capitale già deliberato dal Consiglio d’amministrazione di Bps e a cui ha fatto riferimento, su memoria degli ex amministratori Bps, anche il Consiglio di Stato: «La sospensiva e il successivo provvedimento di diniego all’operazione – riporta il decreto del Mef – erano motivati dalla circostanza che la componente azionaria ammontava a soli euro 30 milioni mentre per la restante parte l’aumento di capitale contemplava l’emissione di obbligazioni convertibili in azioni, non computabile a fini patrimoniali prima di 18 mesi, anche se poi in conclusione l’effettivo fabbisogno patrimoniale della banca è poi risultato molto più elevato».

Stato di salute di Bps Il Mef chiarisce anche sui dati patrimoniali a cui i giudici della Quarta sezione hanno fatto riferimento in sentenza: «Quei dati si riferiscono al 31 dicembre 2012 e non potevamo esserne a conoscenza alla data della proposta della Banca d’Italia e della conseguenza autonoma istruttoria del ministro. I primi riferimenti della situazione aziendale a tale data – si legge nel decreto – sono stati resi noti dai commissari straordinari il 5 aprile 2013 (cioè due mesi dopo l’insediamento a palazzo Pianciani, ndr) con la relazione sostitutiva del bilancio, ma in ogni caso – si legge – anche i rati risultanti dalla menzionata relazione sostitutiva confermavano l’esistenza di un grave deficit patrimoniale».

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