Il logo del Banco

Per la Banca popolare di Spoleto esce allo scoperto ufficialmente un altro pretendente. Con un comunicato diramato nel tardo pomeriggio di venerdì infatti il consiglio di amministrazione del Banco di Desio e della Brianza ha reso noto di aver deliberato l’invio, ai commissari della banca spoletina, di una «manifestazione d’interesse non vincolante» per l’acquisizione del controllo dell’istituto umbro. «L’eventuale acquisizione – informa la nota – completerebbe il progetto di riqualificazione della rete commerciale del gruppo, avviato con il piano industriale 2013-2015. Il profilo economico dell’operazione verrà definito dopo la due diligence». Ovvero dopo la ricognizione sui conti di Spoleto. Gli elevati coefficienti patrimoniali, spiegano ancora dal Banco, «permarrebbero comunque più che adeguati ai requisiti di vigilanza anche nell’eventualità in cui si giungesse al perfezionamento della suddetta operazione e pertanto è esclusa ogni ipotesi di aumento di capitale».

Il Banco di Desio Il Banco, con sede in Lombardia, ha filiali prevalentemente in questa regione e controllate in Lazio, Toscana e Veneto. Nel 2011 risultava come la quindicesima banca italiana tra quelle (quotate) più capitalizzate e può contare su 185 filiali e 1.682 dipendenti. Tra le controllate ci sono il Banco Desio, Lazio Spa, Chiara Assicurazioni, due società lussemburghesi e una svizzera. Per quanto riguarda Bps invece, nei giorni scorsi il titolo è stato sospeso dalle contrattazioni a Piazza Affari e i commissari di Bankitalia hanno nominato l’advisor (Lazard) che li assisterà nella «selezione dei potenziali investitori nel capitale dell’istituto di credito umbro e della controllante Spoleto credito e servizi». Come spiegato dai commissari, la fase di ricognizione dei conti dovrebbe concludersi entro ottobre e durante questa «saranno forniti (ai potenziali investitori, ndr) dati non disponibili al pubblico, ma oggetto di periodiche comunicazioni riservate a Banckitalia». Dopo la due diligence «seguiranno le offerte definitive da portare all’esame di Bankitalia per le opportune valutazioni».

L’altro pretendente L’altro pretendente, in campo da mesi, è la Clitumnus: un veicolo societario guidato dal romano Francesco Carbonetti e che raggruppa tredici investitori, perlopiù umbri. Circa 60 i milioni rastrellati e a fare la parte del leone è la Fondazione Cr di Perugia del presidente Carlo Colaiacovo che da sola è pronta a mettere sul piatto 27.5 milioni, decisamente più contenuta la disponibilità della Fondazione Cr di Orvieto che si ferma 1.65 milioni. In campo anche Coop centro Italia con poco più di 11 milioni. Segue Net Insurance, compagnia assicurativa controllata dalla famiglia Amato, disponibile a impegnarsi con 7.5 milioni di euro.

C’è anche Urbani Segue la Financo srl della famiglia Colaiacovo (2.2 milioni), l’ingegnere Enrico Ricci (2.2 milioni), i fratelli Monini di Spoleto (1.5 milioni), Luigi Metelli di Foligno (1.1 milioni), Briziarelli di Marsciano (1.1 milioni), Bianconi di Assisi (1.1 milioni), Urbani di Scheggino (1.1 milioni), i proprietari dei Molini Spigadoro di Bastia (1.1 milioni) e la Ecosuntek, azienda del fotovoltaico di Gualdo Tadino (1.1 milioni). Ma l’elenco potrebbe anche essersi allungato visto che il pato è aperto «ad altri investitori – spiegava mesi fala Clitumnus – che siano graditi a quelli attuali fino a concorrenza dei 102 milioni».

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