Il presidente Scs Giovannino Antonini

di Daniele Bovi

Per il controllo della Bps è battaglia. La cordata pronta a scalare la Bps di palazzo Pianciani esce forzatamente allo scoperto. E lo fa lunedì pomeriggio con una nota su richiesta della Consob che in mattinata aveva sospeso le contrattazioni sul titolo Bps dopo che questo era schizzato a tre euro (+10,26%) in seguito alle indiscrezioni pubblicate da Il Messaggero. Indiscrezioni confermate nel comunicato arrivato dopo pranzo: «Clitumnus srl – si legge nel comunicato che mette nero su bianco l’offerta respinta poco dopo da Scs -, società neocostituita e aperta alla partecipazione di una cordata di investitori istituzionali e imprenditori in prevalenza umbri, conferma che è allo studio un’operazione per l’acquisizione del pacchetto di controllo di Pop Spoleto».

L’offerta L’offerta è di 2,1 euro per azione, a sconto rispetto alla chiusura di venerdì scorso (2,72 euro), e valorizza la banca circa 62,5 milioni di euro. Lunedì mattina il titolo aveva toccato i tre euro prima di essere sospeso, con le contrattazioni riprese dopo l’arrivo della nota voluta dalla Consob e una chiusura a 2,84 euro (+4,41%). L’operazione, che la Clitumnus definisce «amichevole» (e Scs «un’Opa ostile»), «è stata illustrata a Banca Imi, advisor finanziario di Spoleto Crediti e Servizi (Scs), titolare del 51% circa del capitale di Pop Spoleto». Un’operazione che ha «l’obiettivo di salvaguardare l’autonomia della banca, la sua sede e direzione generale in Spoleto, il suo radicamento territoriale e tutti i posti di lavoro». Tra offerta e ricapitalizzazione così sul piatto finirebbero circa 100 milioni di euro.

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Il capitale Al capitale di questa newco presieduta da Francesco Carbonetti  (noto legale e docente universitario che ha avuto in passato, tra le altre cose, incarichi in Banca d’Italia, Banco di Sicilia e Banca Fideuram) parteciperebbe per il 20% la Fondazione della Cassa di risparmio di Perugia guidata da Carlo Colaiacovo, per il 10% la Fondazione di Terni e Narni, un altro 10% diviso tra quelle di Castello, Foligno e Orvieto, tra il 10% e il 15% andrebbe a Coop Centro Italia, somma identica per un gruppo di imprenditori vicini a Colaiacovo e per i promotori tra i quali Carbonetti.

Ricapitalizzazione Oltre all’acquisto del 51% di Scs e all’Offerta pubblica di acquisto, Clitumnus «prevede la ricapitalizzazione della banca – è detto nella nota firmata da Carbonetti – nella misura che risulterà necessaria all’esito degli accertamenti ispettivi della Banca d’Italia», forse 60 milioni di euro, e «in concomitanza all’aumento di capitale, l’emissione gratuita da parte della Banca di warrant (cioè dei contratti a termine, ndr) esercitabili per sottoscrivere azioni di risparmio di nuova emissione». La società inoltre «trasferirà gratuitamente i warrant a Scs e agli azionisti che avranno aderito all’Opa, i quali così potranno partecipare, se lo desiderano, allo sviluppo e all’apprezzamento della Banca». Insomma, se le intenzioni saranno confermate con questi contratti a termine quotati verrà data la facoltà di sottoscrivere l’acquisto al prezzo stabilito.

La Clitumnus Secondo il fascicolo depositato in Camera di commercio, la Clitumnus srl, ovvero il «veicolo» societario con cui la cordata vorrebbe portare a termine l’operazione, è stata costituita il 21 gennaio e iscritta sul registro delle imprese quattro giorni più tardi, ha un capitale di 100 mila euro e come oggetto sociale ha, tra le altre cose, «l’esercizio, non nei confronti del pubblico, di attività finanziarie in genere quali l’assunzione in proprio a scopo di stabile investimento, sia in Italia che all’estero, di partecipazioni in altre società od enti costituiti o costituendi».  Riguardo al capitale 25 mila euro sono in mano a Carbonetti, 30 mila a una srl con sede a Roma (la Pavè Partecipazioni) e 45 mila ad un’altra srl, sempre con sede nella Capitale, ovvero la Tlk. Tre gli amministratori: Carbonetti è il presidente del cda, poi c’è Marcello Villa (vicepresidente) e Gino Bellotto (consigliere). Cinquantadue anni, trevigiano, è stato vicedirettore generale di Banca Fineco, direttore operativo di Sviluppo Italia, amministratore delegato di Commerzbank asset management Italia, amministratore delegato di Ina Sim SpA e condirettore centrale di Banca Fideuram.

Antonini: non siamo interessati Un’offerta, quella della Clitumnus, che Scs e il suo numero uno Giovannino Antonini respingono con forza: «A noi – dice Antonini a Umbria24 – questa cosa non ci interessa. Mi spieghi lei per quale motivo dovremmo cedere il 51% ad un prezzo del 50% inferiore a quello di mercato. Oggi il titolo era a tre euro». Una vetta raggiunta oggi dopo giorni di fortissimo apprezzamento. Tanto per dare l’idea del movimento che c’è intorno al titolo nel mese di gennaio Bps è a +65%, il controvalore mensile dei pezzi scambiati nel solo mese di gennaio è superiore a quello di tutto il 2012, quando il prezzo del titolo caratterizzato da un basso flottante (cioè le quantità di azioni liberamente scambiabili) è oscillato tra 1,30 e due euro.

Scs: non sotto al 51% «Sotto al 51% – continua Antonini – noi non scendiamo: la banca è dei 20 mila piccoli azionisti e del territorio». E guardando ai nomi che circolano dietro alla Clitumnus il numero uno di Scs commenta così: «Loro – spiega – vorrebbero fare la stessa operazione che fecero con la Cassa di risparmio di Perugia: dieci famiglie si sono riempite le tasche di soldi, poi dei mille dipendenti ne sono rimasti 500. Noi non vendiamo e siamo combattivi». Nel comunicato di Scs poi, che parla della «cosiddetta cordata di “imprenditori umbri”», si spiega che la proposta «era già stata esaminata dal cda di questa società nella seduta del 20 dicembre 2012, e respinta all’unanimità».

Proposta inadeguata Una proposta giudicata «inadeguata nei confronti dei soci della Spoleto Credito e Servizi poiché non remunerativa e dannosa per gli interessi del territorio, in quanto non assicura una continuità funzionale della Banca che oggi si caratterizza per un azionariato diffuso e domani, invece, si caratterizzerebbe concentrato nelle mani di pochi». In più c’è lo scoglio di quanto previsto dallo statuto di Scs: lì c’è scritto chiaro che Scs deve avere il 51%. Quindi, per vendere la maggioranza serve convocare un’assemblea che modifichi lo statuto. Impresa non semplice.

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