di Daniele Bovi
Sarà maggio il mese in cui, con tutta probabilità, si conoscerà il destino della centrale Enel di Bastardo, che cambierà pelle in modo radicale aprendo i suoi cancelli alle idee. Martedì mattina Enel insieme alle istituzioni locali nella sede della «Pietro Vannucci» ha presentato, dopo l’accordo quadro firmato nei giorni scorsi in Regione, il bando pubblico, aperto a soggetti locali, italiani e internazionali, tramite il quale riqualificare il sito industriale «e dare un futuro sostenibile e innovativo all’area». La centrale di Bastardo rientra tra le 23 in tutta Italia che Enel giudica tecnologicamente obsolete e ormai fuori mercato, tanto da inserirle nel progetto «Futur-E» che prevede proprio una loro riqualificazione. Stando a quanto spiegato da Giuseppe Molina, responsabile Enel Generazione Italia, mercoledì sul sito di «Futur-E» sarà pubblicata la procedura, poi fino a marzo ci sarà tempo per presentare progetti e manifestazioni di interesse ancora non vincolanti.
Le fasi A quel punto Enel procederà a una scrematura, selezionando quelle più credibili e sostenibili. Dopo questa fase, entro aprile ci sarà il tempo per presentare le proposte vincolanti (con tanto di business plan e offerta economica per l’acquisizione del sito) mentre a maggio terminerà la valutazione tecnica che sarà fatta da una commissione composta da Enel, Politecnico di Milano, Comuni di Giano e Gualdo Cattaneo e Regione. Benché nessuno si sbilanci e dica nulla pubblicamente, la sensazione è che non si parte da zero. Martedì in platea, oltre a Molina, al direttore della centrale Millucci, ai sindaci di Gualdo (Andrea Pensi) e Giano (Marcello Bioli), al numero uno di Confindustria Ernesto Cesaretti e al vicepresidente della Regione Fabio Paparelli, c’erano alcuni imprenditori della zona, tra i quali Francesco Angelelli, la famiglia Farchioni e altri ancora.
Le idee Sono loro, insieme a un’altra ventina di realtà locali secondo le indiscrezioni, ad aver già in mente un piano di massima per la centrale 2.0, da presentare magari attraverso un consorzio in grado di mettere in piedi un progetto che guardi ad alcuni filoni, come quello agroalimentare ma non solo; interessata sarebbe anche l’Università di Perugia, specialmente al filone dell’energia. Qualche esempio fa capire quello che potrebbe essere il futuro del sito: ad Assemini la centrale è stata venduta nell’ottobre di un anno fa e ora ci saranno insediamenti industriali e spazi dedicati alla logistica; a Porto Marghera invece sono stati installati tre impianti a biomasse e attraverso delle particolari tecniche si cercherà di ristabilire l’equilibrio naturale; a Rossano Calabro poi sono stati presentati sei progetti che riguardano il turismo, il settore agroalimentare, la ricerca scientifica e altri ancora.
I lavoratori Con il cambio di pelle della centrale dovranno essere ricollocati, possibilmente tutti in Umbria, anche i 60 lavoratori della «Pietro Vannucci». Enel avvierà i colloqui con questi dipendenti e ha già raccolto le disponibilità da altri settori dell’azienda (dalla fibra alla distribuzione, ma non solo) pronti ad accoglierli; un lavoro che sarà fatto incrociando profili, competenze e disponibilità. L’obiettivo occupazionale è un tasto sul quale ha battuto con forza Paparelli: «Il saldo – ha detto – dovrà essere positivo, quindi occorrerà non solo conservare i posti di lavoro che ci sono, ma i progetti dovranno essere in grado di crearne di nuovi». A queste condizioni e purché si crei sviluppo riqualificando in modo profondo l’esistente, la Regione «metterà a disposizione gli strumenti finanziari di cui è in possesso».
Le istituzioni Di «progetto necessario» ha invece parlato Cesaretti, che ha chiesto a Enel di tenere conto nella valutazione di molti fattori e «di favorire una compagine locale che possa valorizzare il territorio». Gualdo e Giano che attraverso Pensi e Bioli pressano Enel affinché non abbandoni definitivamente l’area: «Magari – ha detto il secondo – si potrebbe pensare a progetti legati alla formazione e alla ricerca nell’ambito di una riqualificazione che dovrebbe garantire altri 40 anni di sviluppo». «Spero che Enel – ha sottolineato poi Pensi – sia parte o al centro di un nuovo sviluppo. Questo è un territorio che ha bisogno di risposte e che deve vedere questa dismissione come un fattore dinamico. Sarà una grande opportunità per le imprese locali e regionali».
Cinquant’anni di energia La storia della centrale a lignite inizia nel 1960, anno della sua progettazione a opera dell’Unione esercizi elettrici; poi, in avvio di anni ‘60, con la nazionalizzazione del settore arriva Enel che opta poi nel 1967 per l’olio combustibile, dando inizio così alla produzione. Vent’anni dopo, tra il 1988 e il 1991, viene riconvertita al carbone, che arrivava dall’Adriatico, mentre all’inizio del decennio seguente vengono eseguiti alcuni interventi per ridurre le emissioni fino a quando, dal 2009 in avanti, la produzione va sempre più calando. In tutto, dal 1967 sono stati generati 33 terawatt di energia. Dei 20 ettari sui quali si estende la centrale, di media grandezza, 19 mila metri quadri sono occupati da impianti e gli altri 19 mila da altri edifici.
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