di Marta Rosati 

Un miliardo di euro entro il 2026, volumi produttivi che aumenteranno fino a 1,5 milioni di tonnellate di prodotto finito, un nuovo forno walking beam al treno a caldo, un nuovo laminatoio a freddo, una nuova linea di decapaggio, laminazione e ricottura per acciaio inossidabile e un nuovo impianto di ricottura brillante inossidabile che andrà a sostituire l’attuale. Questo il piano industriale dettagliato da Arvedi per Acciai speciali Terni, non senza il ritorno della produzione di lamierino magnetico, ma questo verrà colato a Cremona e rilaminato in viale Brin con l’istallazione di 2 nuove linee dedicate. A questo proposito verrà realizzato un complesso di 50mila mq di superficie coperta.

PARLA IL CAVALIERE ARVEDI

IL PIANO E LA DIRETTA DELLA GIORNATA

Piano Arvedi-Ast Il tutto costituisce il cuore di un progetto, da ben un miliardo di euro, comprensivo anche della realizzazione di un innovativo parco rottami, nonché di un nuovo processo di raffreddamento scoria liquida direttamente in linea con l’impianto Tapojarvi. La nuova proprietà andrà cioè a sfruttare l’esistente, ma sta già sperimentando una tecnologia per ottimizzare il trattamento degli scarti delle lavorazioni. Disteso, cordiale, elegante quanto e più dei suoi colleghi al vertice dell’azienda, Mario Caldonazzo, Giampietro Castano e Dimitri Menecali, Giovanni Arvedi venerdì pomeriggio, dopo il confronto con le istituzioni locali e i sindacati ha incontrato la stampa. Aspetti tecnici quelli dettagliati dal cavaliere, ma nelle sue parole anche alcune sottolineature sulla dignità del lavoro. Rispetto all’Ast che ha trovato al suo arrivo e a quella che sogna sotto la sua egida, è tornato a ripetere quanto sia importante restituire alla fabbrica la forza sulle tre gambe che ne hanno fatto la storia: fucinati, magnetico e inox. Rispetto alla prima ha fatto sapere di avere buone prospettive di mercato, rispetto alla seconda Terni sarà complementare a Cremona e rispetto all’inossidabile l’incremento dei volumi è il primo passo per arrivare sempre più alle calcagna degli altri gruppi europei Aperam, Acerinox e Outokumpu.

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Terni Profittabilità la parola chiave e non solo per la competitività coi player di cui sopra, ma anche per future opportunità che potrebbero riguardare tutta la città di Terni. Da questo punto di vista due gli aspetti da cogliere: Arvedi, a domanda specifica non ha escluso che la città di San Valentino possa un domani beneficiare di quello che è il suo modus operandi nella sua Cremona ovvero il suo contributo a favore di opere, attività ed eventi: «Bisogna prima guadagnare» avverte; dall’altro una scritta riportata sul pannello mostrato che recita ‘Accordo di programma – energia elettrica – elettrolizzatori e idrogeno verde per lo stabilimento Ast e per la città di Terni’. Il coinvolgimento di tutto il tessuto urbano, ciò significa, potrebbe intanto passare per il delicato e fondamentale tema energetico, sollecitato da alcune forze sindacali anche recentemente. Ecco cosa voleva la Tesei quando parlava del coinvolgimento di Enel e di interlocuzioni già avviate. Bene. Ma Arvedi insiste: «Alla base di tutto c’è un accordo di programma» ed è soprattutto su questo che la politica è chiamata a fare la propria parte. Se l’universo Arvedi poi possa completarsi col tassello Piombino, il cavaliere non ritiene sia la sede per discuterne. Intanto, come prevedibile, i sindacati e la proprietà si sono dati tempo per approfondire il piano nel suo complesso e nel dettaglio.

Uilm «Dopo anni di incertezza e di insoddisfacente gestione di Thyssenkrupp – è il commento che arriva da Guglielmo Gambardella  e Simone Lucchetti, coordinatore nazionale siderurgia Uilm e segretario ternano del sindacato – il piano industriale presentato da Arvedi per il rilancio di Terni ha tutte le caratteristiche per avere successo. La Uilm vuole raccogliere la sfida del gruppo di Cremona per lo sviluppo industriale ed occupazionale di Ast a cui deve però seguire la crescita del benessere complessivo dei lavoratori. L’accordo raggiunto in settimana su reperibilità e stabilizzazioni è un primo importante passo. Nei prossimi giorni analizzeremo con maggiore attenzione tutti gli aspetti di questo progetto. Riteniamo che sia imprescindibile un fattivo e concreto impegno delle istituzioni locali e nazionali nella riduzione dei tempi degli iter amministrativi legati ad autorizzazioni delle opere necessarie, a partire dall’Accordo di Programma».

Fim «Valutiamo positivamente il piano – dichiara il segretario nazionale Fim Cisl Valerio D’Alò – non solo per gli l’intenti di rilancio anche di quei pezzi di produzione che col tempo erano andati persi o erano diminuiti, ma anche soprattutto perché è un piano che guarda al futuro parlando già di idrogeno e acciaio verde. Arvedi ha parlato anche di sostenibilità energetica facendo riferimento alla necessità di ricorrere
ad approvvigionamenti da energie rinnovabili. Ora è importante che ognuno faccia la sua parte e soprattutto che le istituzioni e gli enti: sia locali, che nazionali, rendano agevoli tutti quei percorsi normativi ed autorizzativi che devono accompagnare un piano di questa portata.
La Fim farà la propria parte e sarà attenta agli investimenti ma anche, alle esigenze e alle necessità di un’azienda come Ast strategica per l’intero Paese, come tutto il settore siderurgico e di una comunità che vede nell’acciaieria un asse trainante del lavoro e benessere del proprio territorio».

Fiom «Le ipotesi presentate – sottolineano Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile siderurgia e Alessandro Rampiconi, segretario generale Fiom-Cgil Terni – prevedono una prima fase (2022-2023) nella quale si riorganizza e si efficientano gli impianti e contemporaneamente si avviano investimenti necessari a realizzare a regime (2025-2026) un assetto impiantistico, per investimenti che complessivamente dovrebbero aggirarsi attorno al miliardo di euro. Il piano industriale – proseguono – una volta definito sarà parte integrante di un più vasto accordo di programma che dovrà incentrarsi, in particolare, sui temi dell’energia e della decarbonizzazione del processo produttivo attraverso il crescente ricorso all’utilizzo dell’idrogeno, in una logica di più generale sostenibilità territoriale e ambientale. In questo senso è indispensabile che il Governo e le istituzioni locali svolgano una funzione non solo di coordinamento ma anche di messa a disposizione di reali opportunità e risorse coerenti con gli obiettivi che si definiranno nell’accordo. Per quanto ci riguarda questi obiettivi non possono prescindere anche da un vincolo di crescita e di qualità dell’occupazione, delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori diretti e indiretti. Un primo passo è stato sancito con l’accordo propedeutico al piano industriale con il superamento del lavoro somministrato e la relativa stabilizzazione dei 130 interinali. Ora va definita, con le RSU e le organizzazioni sindacali un’agenda serrata di confronto per arrivare alla versione definitiva del piano industriale e all’avvio del percorso sull’accordo di programma».

Fismic «Una novità emersa durante l’incontro – commenta Giovacchino Olimpieri, segretario nazionale Fismic – è il probabile scorporo del tubificio, della società delle fucine e dei centri di servizio, che rimarranno comunque al 100% Acciai Speciali Terni. Come Fismic Confsal abbiamo dato un giudizio positivo su questo piano, – dichiara – che sicuramente dovrà essere sviluppato nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, approfondendone maggiormente i dettagli. Arvedi, dopo anni di attendismo, finalmente ha presentato un piano di sviluppo, che prevede un investimento ingente. La Fismic Confsal ha richiesto fin da subito che le istituzioni locali, in primis la Regione Umbria, emettano in campo tutta una serie di iniziative per convocare il tavolo nazionale, senza ingessare, ancora una volta, il processo di sviluppo a causa di ostacoli burocratici e di ritardi. La Fismic Confsal darà il proprio supporto e la propria disponibilità a questo processo di evoluzione, vigilando che l’ambizioso piano presentato oggi si tramuti in realtà, senza intaccare i diritti occupazionali e salariali dei lavoratori».

 

 

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