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mercoledì 28 settembre - Aggiornato alle 02:35

Ast, fine maggio di scarico produttivo: fermata prolungata, sindacati in allarme

Volumi al di sotto di 50 mila tonnellate, stop dal 25 con proroga cassa Covid-19. Chiesti lumi su politica commerciale dell’azienda

Le acciaierie di Terni

La notizia di una proroga della cassa integrazione Covid-19 non è nuova ma per molti reparti quella che poteva essere una riduzione del lavoro sarà una vera e propria fermata. Se dal confronto tra vertici aziendali e sindacati a fine aprile, era emersa una previsione di 84 mila tonnellate di acciaio per il mese di maggio, le comunicazioni arrivate lunedì alle Rsu parlano di un numero inferiore alle 50 mila tonnellate; per la precisione 47 mila (25 mila di laminato a freddo, 15 mila di grezzo e 7 mila di nastro a caldo. Numeri che determinano, nel peggiore dei casi, un fermo impianti dale ore 6 del 25 maggio alla stessa ora del 3  giugno. Nello stesso periodo sarà stop anche per il personale impiegato amministrativo.

CONCORSO COVID-19

Ast «Come Segreterie Territoriali e Rsu di Tk-At – scrivono le stesse – esprimiamo forte preoccupazione per il futuro, questa incertezza, la difficoltà di ragionare concretamente nel suo complesso, di come Ast si pone rispetto alla crisi che sta emergendo non fa altro che alimentare la paura dei lavoratori e del territorio nel quale operano, anche visto il contesto passato dove i lavoratori hanno portato avanti una delle vertenze più dure degli ultimi anni. Siamo consapevoli della situazione complicata, il rischio che le produzioni di Acciai Speciali possano essere messe in discussione non solo dal momento ma anche da una programmazione a medio e lungo termine da parte della multinazionale, che tra l’altro come riscontro ha visto e vede lo svuotamento di competenze nello stabilimento. Di conseguenza abbiamo chiesto che si possa fare chiarezza sull’attuale politica commerciale della multinazionale, che deve traguardare questo momento, al fine di evitare possibili rischi».

Sindacati «Inoltre – proseguono i rappresentanti delle Tute blu – riteniamo che la prossima cassa integrazione debba tutelare ulteriormente il salario e l’occupazione dei lavoratori, visti gli enormi sacrifici compiuti fino a qui e tra l’altro in più occasioni riconosciuti e elogiati dalla direzione aziendale. Le produzioni del sito di Terni – ribadiscono – siano strategiche per il sistema territoriale, per il paese e per il contesto Europeo e questa fase ne ha dato ampia testimonianza, per questo pensiamo che ognuno per il proprio ruolo dovrà assumersi le relative responsabilità, anche in previsione della scadenza dell’accordo ponte che ad oggi ha garantito la salvaguardia degli assetti industriali e occupazionali».

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