di M.R.

È un clima di tensione e incertezze quello che accomuna attualmente i siti siderurgici Arvedi di Terni e Trieste.

Acciaio In Umbria l’acciaieria Ast è da due anni in attesa di un accordo di programma che il cavaliere di Cremona aveva posto come prerogativa dei suoi piani di sviluppo per la fabbrica dell’inox; in Friuli invece pare stiano per saltare alcuni impegni che  erano stati fissati nero su bianco su un patto di territorio che si avvicina ormai alla scadenza (giugno 2025). Segno che anche le strette di mano istituzionali, e Terni ne sa qualcosa, non sono comunque garanzia di realizzazione di investimenti e sviluppo.

Accordo di programma A Trieste in particolare, dopo vari tira e molla, la proprietà cremonese si è convinta a rinunciare all’area a caldo, realizzando impianti di zincattura e verniciatura, oltre la laminazione a freddo, che hanno consentito, alla fine, di mantenere certi livelli occupazionali. Tuttavia, complice l’andamento altalenante dei mercati di riferimento, quali automotive ed elettrodomestici, non manca da parte del gruppo Arvedi la messa in discussione della produzione al netto di impegni che risultano tuttora disattesi. A fare il punto è il segretario Fiom di Trieste Marco Relli che spiega come la mancata realizzazione di raccordo stradale e e pedonale dell’industria con la viabilità principale, la demolizione della mensa senza un progetto per la nuova struttura e la permanenza dei vecchi spogliatoi, oltre l’assenza di una piastra logistica di scambio intermodale e il mancato rifacimento della banchina stiano mettendo a rischio i progetti industriali.

Arvedi Le responsabilità? Difficili da individuare; proprio come a Terni. Il management del sito di Trieste avrebbe rinviato tre volte di seguito un incontro coi sindacati e non sarebbero facili neppure le interlocuzioni con le istituzioni. In Friuli era in programma un investimento su laminatoi, alimentazione a idrogeno e altri interventi per incrementare l’occupazione dei quali si starebbe perdendo traccia. Si dovesse procedere anche con la demolizione degli spogliatoi, le condizioni dei lavoratori sarebbero destinate a peggiorare. Per questioni burocratiche pare non ci siano le autorizzazioni per procedere su alcuni interventi e le incertezze non portano certo serenità. Uno sciopero sarebbe alle porte pure tra i lavoratori del sito friulano che sentono a rischio il proprio posto; tra le righe, la proprietà avrebbe minacciato un potenziale disinteresse.

Terni A Terni lo sciopero, come noto, è già stato proclamato e lo scoglio più grande da superare per arrivare in questo caso quantomeno alla firma di un accordo di programma pare sia il costo dell’energia. In assenza di una riduzione, Arvedi ha messo in discussione l’investimento da un miliardo per viale Brin; lavoratori e sindacati non riescono più a tollerare lo stallo, le preoccupazioni sono diffuse e l’organizzazione del lavoro spesso non è condivisa. L’ultimo tavolo ministeriale, nonostante le elezioni regionali fossero alle porte, si è concluso con l’ennesimo nulla di fatto e le successive assemblee hanno evidentemente costretto a intraprendere iniziative forti.

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