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lunedì 25 ottobre - Aggiornato alle 12:12

Arvedi a Terni con interesse per Magnetico e sensibilità green ma Ast perde ‘pezzi grossi’

L’ingegnere Siano da 27 anni alla direzione del Treno a caldo lavorerà a Taranto per Acciaierie d’Italia. ‘Premio Covid’, c’è l’ok

di Mar.Ros.

Ingegnere esperto, 55enne, da 27 anni a capo del reparto Treno a caldo di viale Brin, il dirigente Rocco Siano lascia Acciai speciali Terni per iniziare una nuova esperienza lavorativa a Taranto, ai piani alti di Acciaierie d’Italia dove lo Stato sta per per raggiungere una quota di partecipazione societaria pari al 60%. Un altro ‘pezzo grosso’, dopo l’addio dell’ingegnere Massimo Calderini, che se ne va. Ma stavolta c’è particolare fermento, soprattutto a Cremona, pre questa partenza. Si tratta perché, di una perdita significativa per chi a Terni vorrebbe, si dice riportare la produzione del lamierino magnetico, quello che ElectroTerni utilizzava per i nucei dei trasformatori, tecnologia alla base dei veicoli a motore elettrico e tanto basta per dare la dimensione della strategicità che il recupero di quella produzione avrebbe.

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Arvedi a Terni L’approdo di Siano a Taranto dovrebbe insomma suonare come una sveglia per il territorio ternano, forse per i sindacati che di fatto per questo periodo di transizione, con Thyssenkrupp con un piede fuori dalla porta, sono probabilmente da considerare come i veri custodi del sito e in effetti qualche azione in questo senso hanno già iniziato a compierla con la difesa degli interinali, la richiesta di un premio Covid (che l’azienda ha concesso per 100 euro lordi in busta paga e 300 in servizi Welfare dal prossimo 8 ottobre), le garanzie per gli impiegati e per i lavoratori di Ilserv nel passaggio di appalto con Tapojarvi. Ma forse, come dire, è arrivato il momento di alzare l’asticella e levare gli scudi anche sui livelli dirigenziali. Perché l’azienda poi pian piano si riorganizzerà e riposizionerà le figure professionali di cui ha bisogno ma il tempo è prezioso e arrivare pronti alle nuove sfide che il ‘ragazzo’ di Cremona vuole cogliere, vorrebbe dire tanto. Siano intanto non intende parlare; la sua del resto una scelta professionale personale. Ma certo non sfugge che la chiamata arriva da un’azienda di fatto ormai pubblica, dello Stato italiano e rischia di rallentare i piani del cavaliere. Nel quadro sin qui tracciato dal governo comunque, appare ad oggi difficile ipotizzare che lo Stato voglia giocare da protagonista anche su Terni, dopo Taranto e Piombino, lì del resto c’erano ArcelorMittal e Jindal, qui l’italianità è ormai più che garantita se l’Antitrust europeo dice sì. Cosa diversa sarebbe invece l’eleborazione del Piano nazionale della siderurgia, perché di partite importanti per l’intero comparto ce ne sono tante: dalle infrastrutture, all’energia, dall’approvvigionamento di materie prime ai processi green a vantaggio del riciclo delle scorie. Di sicuro sulle politiche green, Arvedi non vuole rimanere indietro e sulla Conca investirà.

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