di Mar. Ros.

«Né nostalgia né illusioni». È così che Giampiero Castano, capo delle relazioni industriali di Arvedi-Ast, traccia l’azione presente e futura della proprietà cremonese all’interno del sito siderurgico di viale Brin, intervenendo all’iniziativa targata Fiom-Cgil, di giovedì pomeriggio al Circolo lavoratori Terni.

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Castano «Abbiamo necessità di efficienza e a livello produttivo già si registrano note positive. Ma soprattutto – sottolineato Castano – abbiamo bisogno di normalità. Il cavaliere ha detto ‘In Ast pare di trovarsi di fronte allo Straordinario, nel bene e nel male’. Sicurezza estremizzata, cultura della legalità esasperata. Nulla di cui ci sia preoccupati in altre realtà produttive del Gruppo. C’è bisogno di tornare alla normalità – ha ribadito -. Le relazioni vanno gestite nel rispetto dei ruoli, con interessi diversi ma con azioni che devono convergere per il bene e lo sviluppo dell’azienda. Non ci si riconosce in quelle affermazioni per cui le imprese ternane sarebbero escluse dagli appalti Ast. Abbiamo anche indicato come la partecipazione alla gestione dell’impresa sia per noi importante – ha evidenziato riproponendo l’ingresso delle Rsu nel CdA, ma non abbiamo avuto ancora una risposta concreta in tal senso. Cercheremo – ha detto nel bel mezzo di numerosi interventi di memoria storica, sulla scia di Ettore Proietti Divi e di come l’acciaieria abbia segnato la vita di Terni ma anche quella dell’industria nazionale – di capire e interpretare al meglio questa rappresentazione della ‘città fabbrica’ da qui in avanti».

Terni «A capo dell’acciaieria oggi – ha detto ancora Castano – un industriale siderurgico importante del nostro Paese con una cultura spinta a fare, e a trovare soluzioni rapide. Ha alle spalle la storia positiva di Cremona con un’innovazione di processo esemplare e quella di Trieste segnata da una sventura come la chiusura dell’altoforno con lo sviluppo però della produzione a freddo. Trieste ha visto il territorio contro l’azienda; la presenza di Arvedi ha apportato anche miglioramento ambientale certificato da Arpa Friuli. Ma non è bastato, si è dovuto abbattere l’altoforno. Terni tra città e industria è un tema appassionante, ma mi chiedo come mai non abbia altrettanto influenzato la vita cittadina il polo chimico. Serve unità d’intenti per affrontare tutte le questioni, le criticità e le esigenze. La transizione verso l’idrogeno e l’energia più in generale non è andare a comprare l’insalata. La globalità non può limitarsi a questioni locali. Siderurgia carbon free, tanto per dire, è una questione che ci interessa ed è sfidante per Arvedi ma non può limitarsi ad essere affrontata localmente». Non a caso il tema rientra tra quelli sui quali Arvedi ha impostato un dibattito nelle sedi istituzionali del caso, ma proprio rispetto all’Accordo di programma, indispensabile per avviare il piano di investimenti da un miliardo, a Umbria24 ha affermato non esserci novità.

Fiom Cgil al Clt Nel corso dell’iniziativa, rappresentata l’acciaieria come «luogo del vissuto ternano, di riferimento non solo per i lavoratori ma per la città tutta. Se solo torniamo indietro di otto anni – ha detto Anna Rita Marchetti delle Rsu Fiom di Ast -, ricordiamo come nel 2014 a scendere in piazza in difesa della fabbrica non furono solo maestranze e sindacati. La difesa del sito nella sua integrità e strategicità è frutto anche dell’azione di un grande uomo di cui oggi ricorre il 31esimo anniversario della morte». «Proietti Divi vero leader del movimento operaio – ha ricordato il numero unoo della Cgil di Terni, Claudio Cipolla – ha segnato la nostra storia, è stato segretario generale della Fiom di Terni vivendo tante importanti fasi. Passaggi che hanno caratterizzato la storia del Paese e ai quali ha saputo dare il contributo di Terni». A rimarcare come Ast sia stata laboratorio di esperienze che hanno segnato anche vicende nazionali in termini di organizzazione del lavoro, sicurezza, salute anche l’ex sindaco di Terni Giacomo Porrazzini». In tutti gli interventi la memoria di Proietti Divi e il tema della città-fabbrica’. Presente in sala Alfio Paccara «memoria storica del sindacato e compagno di Proietti Divi». Tra i relatori Claudio Carnieri su ‘Evoluzione produttiva e societaria’; Mario Giovannetti, presidente dell’associazione Divi; Carlo Bravini sull’esperienza ‘Mesop’, Maurizio Cipollone sul ‘piano d’impresa’ e sull’idea che «il lavoro che cambia, cambia lo Stato», Gianfilippo Della Croce sul ‘Teatro in fabbrica’, Giovanni Censini sui ‘Rapporti unitari’.

Tute blu Ast Conclusioni affidate al segretario Fiom Cgil Alessandro Rampiconi: «Castano non è ternano e non ha forse contezza di come attorno a 15mila abitanti si è sviluppata la città odierna proprio grazie all’acciaieria. Storia diversa seppure importante quella della chimica. Ai tempi di Proietti Divi dalla fabbrica si accedeva direttamente al consiglio comunale se non addirittura alla giunta. Pci, Dc e Psi erano fortemente condizionati dalla vita di fabbrica. Oggi non è più così. Per noi è opportuno recuperare oggi la connessione tra territorio e fabbrica dopo anni di multinazionale, che agli albori avrebbe voluto chiudere il Clt e che non vi è mai riuscita. Rispetto ad Arvedi – ha detto il numero uno della Fiom di Terni – abbiamo la necessità di eliminare la precarietà e ricondurre i lavoratori a un alveo più generale dei diritti. La razionalizzazione può anche avvenire sulla scorta di scelte sbagliate del passato ma non si può chiedere al sindacato – dice indirettamente a proposito della sicurezza – di non difendere 40 posti di lavoro in un territorio come quello di Terni. Lo stop agli interinali non basta se nel frattempo si tagliano posti nell’indotto. Siamo ben attenti alla salvaguardia complessiva dell’occupazione. Su energia e sostenibilità noi stiamo lavorando accettando la sfida di Arvedi. Rispetto alle partecipazioni dei lavoratori c’è da valutare quando e come: le relazioni cambierebbero inevitabilmente. E poi il ruolo delle istituzioni dovrebbe essere più trasparente e incisivo. Arvedi ha messo in mezzo un accordo di programma tra la proprietà e gli investimenti ma non vediamo coinvolgimento emotivo né concretezza di approccio. Su questo noi siamo pronti alla mobilitazione. Nel frattempo va sottolineata l’alta affluenza alle urne per il rinnovo delle Rsu. Il segnale è positivo ma possono verificarsi radicalizzazioni di divisioni dentro la fabbrica tra diretti e indiretti, o tra livelli di maestranze. Abbiamo bisogno di ricostruire le relazioni di un tempo dentro e fuori il sito. Provare a immaginare un futuro che riparta da viale Brin è uno sforzo che vale una vita»

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