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venerdì 17 settembre - Aggiornato alle 22:22

All’Ast via a procedure per licenziare 31 impiegati. Acque minerali, Comuni bocciano piano di rientro

A renderlo noto sono le organizzazioni sindacali. Clementella e Ortenzi lanciano appello a istituzioni: «Lavorare a salvataggio entro febbraio»

Protesta alla Sangemini

di D.B.

La notizia era trapelata già da tempo e giovedì è arrivata l’ufficialità: la Ast di Terni nelle scorse ore ha formalizzato la procedura per il licenziamento collettivo di 31 impiegati. A renderlo noto sono le organizzazioni sindacali che, sulla base delle comunicazioni fatte dall’azienda, hanno chiesto l’esame congiunto della vicenda, che sarà fatta a inizio settembre. «Riteniamo punti irrinunciabili – scrivono i sindacati – l’incentivazione e la volontarietà dei lavoratori». La questione degli esuberi tra le figure impiegatizie è stata più volte al centro dei tavoli di confronto, in cui Ast ha spiegato che questi lavoratori non rappresentano più una priorità.

Sangemini Quel che è certo è che le vicende di Ast non sono le uniche a suscitare preoccupazione nel Ternano. Sulla scia di quanto rilevato giorni fa dalle organizzazioni sindacali, i Comuni di Sangemini e Acquasparta bocciano il piano di rientro legato al concordato preventivo di Acque minerali d’Italia. In una lettera inviata al Tribunale di Milano, al commissario giudiziale, al ministero dello Sviluppo economico e all’assessorato di Michele Fioroni, il sindaco di Sangemini Luciano Clementella e il presidente della commissione speciale Vanio Ortenzi parlano di «inconsistenza del piano di rientro che avrebbe dovuto garantire, tra l’altro, la normale operatività degli stabilimenti in oggetto».

L’appello Clementella e Ortenzi sottolineano «evidenti carenze strutturali» sia dal punto di vista finanziario che organizzativo, in quanto il piano non garantisce rinnovamento tecnologico, efficientamento delle infrastrutture e potenziamento delle strutture commerciali; senza dimenticare che dei 19 milioni di investimenti di cui la proprietà Pessina parlò a fine 2018, non c’è traccia. Dall’altro lato, invece, «viene definita l’esatta consistenza degli esuberi». Tutti motivi per cui viene chiesto ai destinatari della lettera un intervento congiunto prima della fine del febbraio 2022, data entro la quale è attesa l’omologa del concordato; tempo da impiegare per immaginare un intervento di salvataggio.

Twitter @DanieleBovi

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