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di Dan.Bo.

Sono poco più di uno su due i Cin rilasciati in Umbria; sigla che sta per Codice identificativo nazionale, con il quale tutte le strutture ricettive turistiche e gli immobili destinati a locazioni brevi per finalità turistiche devono essere identificati per la promozione e la pubblicità dell’offerta di ospitalità. Nella maggior parte delle regioni si supera di poco il 50 per cento, con ritmi però molto diversi. 

Le regioni In Umbria se a fine settembre era stato rilasciato un codice su tre, giovedì secondo i dati del ministero del Turismo si parla del 55 per cento; in totale le strutture registrate sono poco più di 7.200, 5.700 delle quali in provincia di Perugia. Guardando alle altre realtà, in testa alla classifica con il 76,5 per cento c’è la Basilicata mentre il fanalino di coda è il Friuli Venezia Giulia con il 27 per cento. Sopra il 50 per cento anche Campania (62,4), Molise (62,3), Trentino Alto Adige (59,9), Valle d’Aosta (58,9), Lazio (58,1), Lombardia (57,2), Sardegna (56,5), Emilia Romagna (54,7), Toscana (52,6), Piemonte (52,2), Calabria (51,9) e Sicilia (50,9). Tutte le altre oscillano fra il 27 per cento del Friuli e il 48,4 del Veneto.

La proroga In un primo momento la scadenza per mettersi in regola era quella del 2 novembre ma ora, visto il ritmo con il quale le strutture si adeguano, il ministero ha posticipato tutto al primo gennaio: «Per garantire una transizione più efficace – ha detto la ministra del Turismo Daniela Santanchè – e supportare le imprese nel passaggio alle nuove disposizioni, il ministero ha prorogato i termini per l’adeguamento fino a gennaio 2025, anche al fine di evitare di incorre in sanzioni come previsto dalla riforma». La mancata attribuzione del codice omporta una sanzione pecuniaria che varia da 800 a 8 mila euro, in relazione alle dimensioni della struttura o dell’immobile.

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