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domenica 13 giugno - Aggiornato alle 23:43

Aeroporto, scuola di volo in stallo. Dai soci alle compagnie, le incognite sul «San Francesco»

Il presidente dello scalo: «Fase di stanca attribuibile al disastro Covid». Il piano industriale Sase: «Enti ci sostengano»

La scuola vista dall'alto

di Daniele Bovi

Una situazione di stallo, complicata dalla pandemia che ha messo in ginocchio l’intero settore. Nelle 119 pagine del piano industriale di Sase con cui l’aeroporto San Francesco d’Assisi prova a tracciare la rotta verso il 2024, non si parla mai di scuola di volo; i piani rispetto allo sviluppo delle rotte sono separati ma è chiaro che il maxi progetto di cui si parla da mesi, finora sulla carta, potrebbe dare secondo le stime dei proponenti una importante spinta al San Francesco.

FOTOGALLERY: IL PROGETTO

Lo stallo L’Enac (l’Ente nazionale per l’aviazione civile) ha rispedito a Sase la bozza di contratto, la cui firma in piena estate è stata prima programmata e poi repentinamente annullata, che era stata preparata dal precedente management: «L’Ente – spiega a Umbria24 Orazio Panato, da qualche mese presidente dello scalo umbro – ha suggerito l’inserimento di alcune cautele nel contratto». Tra queste ad esempio dei tempi precisi per la realizzazione dell’opera o l’obbligo – in caso i lavori dovessero fermarsi a metà – di ripristinare lo stato dei luoghi.

TUTTO SULLA SCUOLA DI VOLO

Le cifre Gli ultimi contatti con la società promotrice del progetto risalgono a circa un mese fa e ora «siamo in una fase di stanca – spiega Panato – attribuibile al disastro generale dell’aviazione provocato dal covid. Capiamo le difficoltà anche dato l’investimento significativo e il fatto che, in una fase del genere, la domanda di piloti e di altre figure non è in cima alla lista delle priorità delle compagnie». Sul progetto la Regione si è mossa fin da subito coi piedi di piombo e i dubbi, nel corso dei mesi, non hanno riguardato solo il contratto ma anche la solidità finanziaria della compagine che ha proposto la realizzazione della scuola; una struttura che, nei piani, comporta un investimento da 70 milioni di euro e, in prospettiva, un raddoppio dei passeggeri, un aumento del 2% del Pil regionale e dell’1% dell’occupazione. O almeno così sostengono i promotori.

COSA PREVEDE IL PROGETTO

Il piano Quanto al piano industriale (che Umbria24 approfondirà con altri focus nei prossimi giorni) discusso e approvato giorni fa dall’assemblea dei soci, Panato spiega che «il rilancio prevede due fasi: in primis – dice – bisogna rimediare ai disastri del Covid, e poi portare lo scalo verso i 500 mila passeggeri, dimensioni per cui lo scalo è stato pensato». Le incognite però per il piccolo San Francesco non mancano. Tra i fattori esterni da tenere in considerazione ci sono le incertezze legate al contesto economico del settore aereo e del turismo, la strategia delle compagnie aeree (buona parte del traffico di Perugia è generato da Ryanair, che quando vuole può tagliare o ridurre le tratte) e i punti interrogativi su quanto i soci e in generale il sistema Umbria potranno investire (vedi ad esempio i problemi che riguardano la neonata Camera di commercio dell’Umbria).

Vocazione turistica In generale la strategia che il piano propone è quella di un rafforzamento della «vocazione di scalo essenzialmente turistica – è detto nel piano – in modo particolare verso quei paesi europei dove maggiore è il flusso turistico verso l’Umbria». Altro fattore di crescita è rappresentato dall’aumento dei servizi offerti, il tutto con «ricadute importanti sul territorio regionale in termini crescita del Pil e di integrazione con tutta la filiera dell’offerta turistica». L’importante però è che il territorio – dai soci che potrebbero accogliere in futuro altri privati fino a istituzioni e mondo economico – ci credano: e infatti in chiusura il piano sottolinea «l’importanza che tutti enti sostengano l’aeroporto dell’Umbria per facilitare l’accessibilità alla nostra regione e aumentare i flussi di incoming».

Twitter @DanieleBovi

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