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venerdì 7 maggio - Aggiornato alle 20:48

Aeroporto, Risiko soci: Confindustria lascia e la Camera taglia. I dubbi dei Comuni

Gli industriali non aderiranno alla ricapitalizzazione, Unicredit in bilico e Regione ricompra le quote. Rumors sul nuovo partner

Un aereo decolla dal San Francesco

di Daniele Bovi

Dall’aereo del San Francesco si prepara a scendere almeno un passeggero, mentre altri alleggeriranno i propri bagagli azionari. Dopo anni di relativa stabilità, le prossime settimane porteranno a un probabile quanto radicale riassetto della compagine societaria. A scatenare il Risiko c’è la grave situazione patrimoniale e finanziaria di Sase (la società che gestisce lo scalo), aggravata dalla pandemia. Il quadro è quello tratteggiato nelle settimane scorse da Umbria24: un bilancio 2020 che si chiuderà con una perdita di circa 1,6 milioni di euro, ben oltre gli 1,2 milioni che costituiscono il patrimonio sociale.

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Le due strade Cifre che impongono la ricapitalizzazione, per la quale la Regione ha messo sul tavolo due strade: la prima, preferita da Palazzo Donini, è quella che vedrebbe i soci a ripianare le perdite in proporzione alle quote; nel caso i soci non dovessero farcela, la Regione è pronta a coprire la differenza ma a una condizione: che sia stipulato «un nuovo accordo con i soci nel quale sia previsto un congruo riassetto societario in ragione dell’effettivo apporto finanziario di ciascuno». La seconda strada è quella tracciata dal decreto Liquidità del governo Conte, che prevede la possibilità di spalmare le perdite 2020 in cinque anni.

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Assemblea Intorno a metà maggio, probabilmente, ci sarà l’assemblea ordinaria dei soci per l’approvazione del bilancio in rosso; quella straordinaria si terrà alcune settimane dopo e lì tutti dovranno mettere le carte sul tavolo, ufficializzando le proprie scelte. Nell’attuale assetto Sviluppumbria (cioè la Regione) e Camera di commercio fanno la parte del leone con oltre il 70% del pacchetto azionario di Sase, seguite da Unicredit (9,2%), Comune di Perugia (6,25%), Confindustria (5,5%), Comune di Assisi (2,2), Ance (2,1) e via via tutti gli altri. Confindustria, che con l’associazione dei costruttori (l’Ance) ha oltre il 7%, una decisione sostanzialmente l’ha già presa ed è quella di tirarsi fuori.

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Le scelte In passato una serie di sforzi sono stati fatti ma ora, complici anche i danni inferti dall’emergenza sanitaria, nella serie di incontri informali che ci sono stati l’associazione guidata da Antonio Alunni ha spiegato che non aderirà, dato lo sforzo economico che sarebbe necessario. Oltre a ciò c’è anche una questione strategica, visto che l’associazione vorrebbe vedere sinergie e uno scalo inserito in una rete nazionale. Da Bologna, i manager di Unicredit che hanno sulla scrivania il dossier aeroporto (meno di una goccia nel mare delle attività della banca), spiegano che al momento una decisione non è stata presa.

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Unicredit La partecipazione è un’eredità lasciata dalle vecchie casse di risparmio e, tra le certezze, c’è il fatto che Unicredit nel corso del tempo si è disfatta di tutte quelle attività che non riguardano strettamente il settore bancario e finanziario. Dal riassetto uscirà fortemente ridimensionata anche la neonata Camera di commercio dell’Umbria, frutto della tribolata fusione tra quella di Perugia e quella di Terni. Nelle stanze dell’ente occorre fare i conti con le risorse e l’emergenza sanitaria tanto che, alla fine, di quel 37,6% che fa della Camera il primo socio di Sase potrebbe rimanere, secondo indiscrezioni, una quota intorno al 10-15%. Questa settimana si riunirà la giunta camera e lì verranno messi sul tavolo numeri più precisi.

La Camera di commercio «Non usciremo totalmente – assicura a Umbria24 il presidente Giorgio Mencaroni – e quindi non volteremo le spalle al San Francesco. Però gli impegni sono importanti e bisogna avere la forza per sostenerli». Fino agli anni passati la Camera aveva un conto dedicato grazie alla maggiorazione del diritto camerale pagato dalle imprese, poi però dimezzato dalla riforma Renzi che ha portato alle fusioni. «Valuteremo cosa potremo fare – continua – ma è chiaro che tutto diventa più problematico. Parleremo con la presidente Donatella Tesei per affrontare la cosa nel migliore dei modi; di sicuro ci fa solo piacere sentire che la Regione considera l’aeroporto un asset strategico».

Assisi Poi ci sono i Comuni di Perugia Assisi, entrambi chiamati a valutare il da farsi. «Noi – dice a Umbria24 il sindaco di Assisi Stefania Proietti – ci siamo e vogliamo esserci, nonostante il momento drammatico; Assisi non può non credere nell’aeroporto che porta il nome di San Francesco e che può essere una svolta per il turismo estero». Dalla sua scrivania però Proietti nota «un’accelerazione che mi lascia un po’ perplessa. Noi dobbiamo e vogliamo dire la nostra, senza però essere buttati fuori perché magari siamo quelli scomodi che parlano della scuola di volo. Siamo soci pubblici, vincolati alla Corte dei conti, e non possiamo essere messi all’angolo non sapendo neanche se possiamo investire nel piano industriale; non ci si può chiedere di operare in modi non possibili in termini legali».

Il tavolo Per questo Proietti ha chiesto «un tavolo fra tutti i soci pubblici» e ha ricordato che, nel 2018, lanciò l’idea di utilizzare la tassa di soggiorno raccolta dai Comuni che beneficiano dell’indotto generato dal San Francesco per il rilancio dello scalo, «ma la proposta cadde nel vuoto». Da ultimo, Proietti mette sul tavolo anche la vicenda del fondo di compensazione da 500 milioni di euro che il governo, a fine 2020, ha messo a disposizione degli aeroporti per la compensazione dei danni: «Sono stati chiesti e ottenuti questi fondi – chiede il sindaco – che avrebbero potuto dare una mano ai conti di Sase?».

La mossa della Regione In attesa dell’assemblea, la Regione si prepara ad acquistare le quote. Nei giorni scorsi infatti Palazzo Donini a proposito dei 2,3 milioni di euro trasferiti a Sviluppumbria a fine 2020, ha stabilito che una quota (fino a un massimo di 1,8 milioni) servirà per la sottoscrizione del capitale dei soci che si tireranno fuori o che si alleggeriranno, mentre 500 mila saranno destinati a garantire la continuità operativa di Sase.

Nuovi soci? Il Risiko potrebbe essere il preludio per l’ingresso, in futuro, di quei capitali privati – ovviamente a seguito di un bando pubblico – di cui si parla ormai da anni, senza che nulla si sia mai concretizzato. Negli ambienti politico-economici alcuni nomi già circolano ma per ora si tratta solo di rumors. Nei giorni scorsi Blu (Adriana Galgano e Francesca Renda) e Nilo Arcudi di Perugia civica hanno chiesto chiarezza a proposito delle «voci che si susseguono» sulla vendita delle quote e sul fatto che il piano industriale, da aggiornare, non contiene indicazioni sui 500 milioni stanziati dal precedente governo.

Blu e Perugia civica «Non abbiamo niente in contrario – dice Galgano – all’entrata di un nuovo socio competente e solido, ma non vogliamo certamente che manovre poco trasparenti si traducano in un danno patrimoniale per gli attuali soci della Sase e quindi per i territori dell’Umbria». Renda invita poi a guardare cosa succede in altre realtà come Pisa, Ancona e Pescara: «Basta scuse – dice – è arrivato il momento di fare scelte coraggiose». «È necessario che le istituzioni, le forze politiche ed economiche – conclude Arcudi – si interroghino davvero su cosa fare e come costruire politiche infrastrutturali che possano collegarci al resto d’Italia e all’Europa».

Twitter @DanieleBovi

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