Addio a Maria Grazia Lungarotti, madre dell’enoturismo umbro. Lutto a Torgiano e in tutta la regione per la morte della 99enne che, tra le altre cose, ha fortemente voluto il Museo del vino di Torgiano, aperto nel 1974 all’esito di una rigorosa e metodologica ricerca scientifica, e a cui in anni più recenti si è aggiunto il Museo dell’olivo e dell’olio.
Laureata in Lettere e storia dell’arte all’Univesità degli Studi di Roma, Maria Grazia Lungarotti ha vissuto e operato tra Perugia e Torgiano, intuendo per prima in Umbria ma non solo le potenzialità turistiche dell’economia agricola e il patrimonio che vigne e oliveti rappresentavano e tuttora costituiscono per il territorio. Una visione, questa, che sostenuta naturalmente dalle produzioni eccellenti della cantina Lungarotti, hanno svelato all’Umbria e agli operatori del settore un’economia inedita, quella dell’enoturismo, che a distanza di mezzo secolo è diventata codice genetico del movimento turistico della regione, senza peraltro manifestare alcun segno di invecchiamento, ma anzi risultando ad oggi la strada maestra della promozione territoriale e turistica del cuore verde d’Italia. L’Umbria perde una donna visionaria, affascinante, di grande cultura.
«Con la scomparsa di Lungarotti perdiamo una donna straordinaria, una figura che ha intrecciato impresa, cultura e territorio in un’unica visione. Il suo nome resterà legato per sempre al vino, all’olio e alla capacità tutta umbra di trasformare la tradizione in valore universale», ha detto la presidente della Regione, Stefania Proietti, secondo cui «l’opera di Lungarotti ha contribuito a fare dell’Umbria una terra riconosciuta nel mondo per la qualità, l’innovazione e la bellezza. Ha saputo costruire un ponte tra economia e cultura, dando vita a luoghi che oggi sono simbolo della nostra identità: il Museo del Vino e il Museo dell’Olivo e dell’Olio di Torgiano, luoghi di storia e di saperi che continueranno a parlare alle nuove generazioni. Lungarotti – ha detto ancora Proietti – ha dedicato la vita alla valorizzazione del patrimonio agricolo e culturale umbro, trasformando l’esperienza familiare delle Cantine Lungarotti in un modello di eccellenza e di responsabilità sociale. La sua eredità – ha concluso Proietti – vive soprattutto nello sguardo di chi crede che la cultura e la cura della terra siano la stessa cosa. Alla famiglia va l’abbraccio commosso della Regione».
