di Chia.Fa.
Solo un’impresa su dieci dei comparti industria e servizi conta di assumere nel corso del maggio e comunque in quasi l’80 per cento dei casi lo farà con contratti a tempo determinato. Le previsioni sull’offerta di lavoro in Umbria precipita anche più rapidamente che nel resto di Italia.
Assunzioni come a maggio 2021 Sì, perché secondo il report Unioncamere-Anpal, che coinvolge 110 mila aziende del paese, in Umbria è previsto un livello di assunzioni superiore di appena il 5,9 per cento rispetto al maggio 2021, che era molto condizionato dal Covid. In numeri assoluti significa che nella regione saranno disponibili 5.210 nuovi posti di lavoro a fronte dei 4.920 dello stesso mese dell’anno precedente, con una variazione che è quindi estremamente contenuta e viene imputata, almeno dal presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, essenzialmente al turismo.
L’80 percento sono contratti a tempo Dal report report Unioncamere-Anpal emerge, poi, che nel 21 per cento dei casi le entrate previste saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 79 per cento saranno a termine. Ad assumere, inoltre, saranno in sette casi su dieci aziende con meno di 50 dipendenti, mentre il settore da cui arriva il maggior livello di offerta occupazionale è quello dei servizi. Quasi la metà degli imprenditori in cerca di lavoratori, precisamente il 44 per cento, prevede peraltro di avere difficoltà a trovare i profili desiderati. La rilevazione, poi, segnala che il 32 per cento dei posti a disposizione saranno per giovani under 30, mentre appena il 12 per cento è alla ricerca di laureati.
Ci salva il turismo «L’impatto delle prospettive incerte, a causa soprattutto della guerra in Ucraina che tra l’altro ha ulteriormente accentuato i maxi rincari delle materie prime che si erano già manifestati – afferma Mencaroni – impatta in modo molto significativo sui programmi delle imprese umbre, che tuttavia continuano a mantenere il segno più, rispetto al 2021 che era ancora molto segnato dalla pandemia da Covid, in termini di assunzioni. Il mantenimento del segno più, sebbene in netta frenata nelle sue dimensioni, si deve alla crescita degli ingressi al lavoro nei servizi, trainati dal turismo, che dimostra una ritrovata vitalità. Le imprese industriali, invece, si trovano al momento a dover tirare il freno sugli ingressi al lavoro. Un quadro che rischia di ridurre in modo significativo l’impatto economico – e sociale – espansivo del Pnrr».
