di Lucia Caruso
E’ stata scoperta dal sindaco Wladimiro Boccali, nel corso di una cerimonia, la targa in memoria di Antonio Gramsci e che dà il titolo all’opera di Colombo Manuelli, posta nei pressi della ciminiera dell’ex Perugina, alla Stazione Fontivegge. Alla cerimonia di questa mattina hanno partecipato, oltre al sindaco, l’artista Manuelli, il segretario della Camera del Lavoro di Perugia, Vincenzo Sgalla, altri rappresentanti del sindacato, membri dell’Anpi, consiglieri comunali, diversi cittadini. «Ricordare i valori del passato per costruire il futuro della città»: è questo il senso della iniziativa di oggi nelle parole del sindaco Boccali. La targa riporta la scritta: ‘Per Gramsci 1989. Colombo Manuelli Pietra di Tuoro Cava del Borgia’. Il sindaco Boccali: «Questo luogo rappresenta il passato, la tradizione e il futuro della città. Uno spazio che rievoca un pezzo di storia di Perugia, con le gesta del movimento operaio, da un lato, e la capacità imprenditoriale, dall’altro. Ed è qui che è conservato il ricordo dell’intellettuale, dell’antifascista, del comunista Gramsci. Il suo pensiero, le sue lotte sono rappresentate attraverso il monumento di Colombo Manuelli». Il sindaco ha sottolineato «l’importanza della memoria storica, con i suoi momenti belli e quelli brutti, le pagine positive e quelle negative». E ha aggiunto che è anche «nella tradizione che risiede il futuro della città». Boccali, nell’evidenziare che in Piazza del Bacio è stata realizzata «una delle più importanti opere architettoniche», ha riconosciuto «l’errore urbanistico che la città ha subito. Un errore che, ora, va reinterpretato al meglio, facendo leva anche sulla cultura. Un fattore, quest’ultimo, essenziale per traghettare il paese fuori dalla crisi economica. C’è una nuova storia da scrivere – ha concluso il sindaco – in cui, però, non trovano posto il qualunquismo e le risposte facili, il pessimismo cosmico e gli atteggiamenti rinunciatari. E’ Gramsci stesso, con i suoi valori di libertà e democrazia, che ce lo insegna». Il sindaco ha, infine, ringraziato i presenti e in particolare l’Anpi: «Siete i tutori della memoria – ha detto Boccali, rivolgendosi ad alcuni rappresentanti dell’associazione – e una risorsa per i nostri giovani».
L’artista Colombo Manuelli «Senza conoscenza – dice Manuelli – e rispetto per i valori del passato, per la storia, non si vive il presente, né si costruisce il futuro. Il pensiero e l’opera di Gramsci è patrimonio culturale e politico che appartiene al popolo italiano». Mentre Vincenzo Sgalla: «Questo è il luogo in cui era insediata la più grande fabbrica di Perugia, all’interno della quale il sindacato ha avuto un ruolo di primo piano». Sgalla ha ripercorso la storia del movimento operaio e sottolineato la centralità della memoria, anche alla luce di quanto sta accadendo oggi nelle varie aziende.
Il restauro Oggi l’opera dedicata dall’artista Manuelli a Gramsci, è stata re-inaugurata e riconsegnata alla città di Perugia, dopo il suo restauro. E’ arrivato in concomitanza con l’anniversario della morte di Antonio Gramsci (27 aprile) l’ordine del giorno, presentato da Nicola Mariuccini, e votato all’unananimità dalla commissione Cultura del Comune di Perugia, con il quale si chiedeva la messa in sicurezza dell’opera “Per Gramsci 1989″ di Colombo Manuelli, che soffriva di alcune problematiche che interessavano la prima fila di pietre. La scultura posizionata, non a caso, vicino alla ciminiera dell’ex Perugina, commemora la storia e la tradizione del movimento operaio della città. «L’opera – spiega Nicola Mariuccini – che era stata inizialmente pensata dall’artista per essere installata nelle sale della Rocca Paolina evoca il muro delle carceri gramsciane nel quale è visibile una fessura, come a descrivere l’impossibilità di imprigionare le idee». Il consigliere comunale di Perugia che ha voluto il restauro dell’opera prende in prestito le parole di volti noti e intellettuali: «Il muro che di per se significa chiusura ha più volte rappresentato, nell’arte, la metafora della liberazione, “muri di parole, muri di potere. Mura per nascondere e per dividere, fragili da fare ridere», dice Jovanotti in una sua ispirata canzone ma anche Rilke sostiene: «Le parole non sono che muri», così come Sartre ne fa il simbolo della incomunicabilità e dell’isolamento. La fessura di Manuelli, per mezzo della quale il pensiero evade dal carcere e dalle censure, da corpo anche alle parole di Anthem di Leonard Cohen :«C’è una crepa in ogni cosa è da li che entra la luce».
