lunedì 30 gennaio - Aggiornato alle 00:15

Perugia, in centro storico nasce «Mannaggia»: «Una libreria a misura d’uomo». Intervista ai fondatori

Francesca Chiappalone e Carlo Sperduti raccontano il loro progetto dedicato all’editoria indipendente. Inaugurazione il 18 febbraio

La nuova libreria Mannaggia inaugura sabato 18 febbraio a Perugia
La grafica di Elisa Macellari per Mannaggia

di Angela Giorgi

Una via considerata “difficile” del centro storico, ma da qualche anno in ripresa grazie all’attività dei piccoli imprenditori, soprattutto giovani. Due storie di professionisti della cultura che si incontrano a Perugia e decidono di dare vita a un esperimento. Questo è Mannaggia, la nuova libreria che aprirà in via Cartolari 8 sabato 18 febbraio, dedicata in modo specifico alla piccola e media editoria.

La libreria: uno spazio indipendente L’idea di mettere in piedi Mannaggia è nata poco più di un anno fa e si è concretizzata prima dell’estate, grazie all’inventiva e all’impegno di Francesca Chiappalone, già attiva nell’organizzazione del Rabbit Fest e curatrice di rassegne letterarie, e di Carlo Sperduti, scrittore prestato per anni al mondo dei club e degli eventi. «Saranno presenti sessanta case editrici selezionate da noi una a una», spiega Carlo. «Abbiamo scelto una linea precisa: non trattare libri di case editrici che pubblicano a pagamento». Tra i generi, spazio a narrativa, libri illustrati (per bambini e adulti), graphic novel e classici e saggistica in selezione ristretta. Una libreria non convenzionale, a partire dal nome. «‘Mannaggia’ perché l’imprecazione ci sta sempre bene, soprattutto quando si ha a che fare con la cultura», prosegue Carlo, «e perché ‘Mannaggia’ è il nome del pianeta che il protagonista del mio omonimo racconto, contenuto nella raccolta ‘Sottrazione’, costruisce con le sue mani e regala alla compagna. Un pianeta a misura d’uomo (e di lettore), il cui “correlativo oggettivo” nella realtà è proprio la nuova libreria».

PERUGIA, DENTRO «L’UNA E L’ALTRA», COSÌ RINASCE «L’ALTRA LIBRERIA»

Lavorare con la cultura è possibile? Francesca ha le idee chiare: «Entrambi siamo impegnati da anni in ambito culturale, ma lavorando con la cultura nel nostro paese si finisce sempre per rimanere appesi a situazioni precarie ed effimere. Tanto vale quindi essere precari con un progetto nostro, puntare su qualcosa in cui crediamo». Anche Carlo è disposto a rischiare, sia verso il pubblico che per le loro possibilità future: «Consideriamo la libreria una ‘proposta’ in due sensi: è una proposta tecnica, perché siamo noi a decidere quali libri avere, ed è una proposta nei confronti di noi stessi, che ne abbiamo voluto fare un lavoro». Oltre alla dimensione della libreria in senso stretto, Mannaggia si propone anche di svolgere una funzione di catalizzatore per la cultura organizzando incontri tematici, attività formative, presentazioni. In questa fase storica, Perugia sembra aver riscoperto l’interesse per la cultura nella sua forma scritta, dalle piccole librerie alla grande distribuzione. I due fondatori di Mannaggia ne sono consapevoli. «Siamo contenti che in questo momento ci sia terreno fertile, pensiamo per esempio alla riapertura de L’Altra Libreria. Anche le grandi catene rientrano in un’ottica di offerta diversificata, ma non dovrebbero essere l’unica alternativa». Paladini dell’editoria indipendente quindi? «Non privilegiamo l’editoria indipendente per motivi qualitativi, ma perché è generalmente penalizzata da un punto di vista economico e di visibilità: le case editrici indipendenti hanno limiti di promozione, distribuzione, mezzi per farsi conoscere, personale. Le micro-case editrici sono fatte spesso da un paio di persone che ricoprono tutti i ruoli e per questo sopravvivono con difficoltà».

Qualcosa di diverso Nella prospettiva di Francesca e Carlo, la grande editoria non è un male in sé, ma produce risultati negativi perché perde l’occasione di sensibilizzare il pubblico sulla vastità della produzione letteraria. «Se la maggioranza non conosce nient’altro che quello che propone la grossa catena, non arriverà mai a cercare qualcosa di diverso. Se cento o settanta metri quadrati di libreria vengono tutti riservati ai soliti dieci autori, che non avrebbero neanche bisogno di una promozione così massiccia, la letteratura meno nota rimarrà sempre nell’ombra e il pubblico non avrà gli strumenti per conoscerla». Il meccanismo è semplice: «Se fossi un colosso dell’editoria, potrei prendere un piccolo editore e farlo diventare famoso. È più comodo però puntare su un prodotto medio che diversificare la proposta, perché con il minimo sforzo so di ottenere un fatturato alto». Nel tentativo di invertire il rapporto tra l’olimpo dei bestseller e il sottobosco in cui brulicano gli autori non conosciuti, diventa cruciale la riflessione sul mestiere del libraio. «Io ti posso ordinare quello che chiedi, ma posso anche consigliarti qualcosa che ti farà dimenticare quello che conosci». Francesca e Carlo non sono soli in questa sfida: «Abbiamo due cari amici che lavorano nelle catene e sono scrittori e lettori forti: nel loro lavoro non sono solo dei commessi e ci hanno dato consigli utilissimi per la libreria. I nostri punti di riferimento sono stati anche due esempi di librerie indipendenti: Zaum a Bari e L’Eternauta a Roma che, purtroppo, ha dovuto chiudere i battenti per i costi insostenibili».

Sabato 18 febbraio l’inaugurazione La locandina dell’evento è stata realizzata da Elisa Macellari, artista nata a Perugia e residente a Milano, collaboratrice sia di case editrici indipendenti che di grandi soggetti come Mondadori e Donna Moderna. Per l’inaugurazione, Mannaggia ha in serbo una sorpresa: Elisa parteciperà alla serata con un live painting della vetrina. Tante le iniziative nell’evento: «Regaleremo sei libri di editori indipendenti, scelti da noi, ai primi sei clienti che acquisteranno un libro. Ci sarà anche un tavolo su cui si potrà giocare liberamente a scacchi o a “quarto”, un gioco da tavola che spiegheremo il giorno stesso». Un piccolo pianeta su misura, per chi non si accontenta dei soliti scenari.

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